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Intramontabile. Se avete bambini, è un must. E anche se non ne avete.

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“Favole al telefono” è uno di quei libri che mi sono rimasti nel cuore, che ho letto quando ero bambina ma che riprendo in mano volentieri anche passata la soglia dei 30 anni. Sono racconti brevi, narrati dall’immaginario ragionier Bianchi, rappresentante di commercio sempre in viaggio per l’Italia, che ogni sera telefonava alla sua bambina per raccontarle una storia.

Ecco tre buoni motivi per leggerlo:

Perché “Favole al telefono”, come quasi tutti i libri di Rodari, è uno di quei testi che attira grandi e piccini. Basta leggere una dichiarazione dell’autore per rendersi conto del significato della sua opera: «Si può parlare di cose serie e importanti anche raccontando fiabe allegre. Io credo che le fiabe possano contribuire ad educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo». E anche un po’ l’adulto.

Perché sono storie semplici, simpatiche, dal significato molto profondo, e popolate da personaggi assolutamente stravaganti e fantasiosi. Tanto che è impossibile non ricordarseli: Alice Cascherina, la donnina che contava gli starnuti, gli abitanti del paese con la S davanti, gli uomini di burro, l’Apollonia della marmellata. Ognuno con una lezione, semplice quanto divertente. Non è un libro per bambini: è un’opera d’arte.

Perché è un libro principalmente per bambini, ma sembra di leggere un libro scritto da un bambino, con genuinità, semplicità, freschezza: a Rodari basta una filastrocca per dire “no” alla guerra, un breve racconto per giocare con la grammatica, una fiaba per raccontare l’importanza di aiutare il prossimo. Temi seri, affrontati con leggerezza e ironia, e con gli immancabili giochi di parole tanto cari all’autore.