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Uno spaccato della realtà, con due 30enni alle prese con crisi economica e dei valori.

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Ho avuto il piacere di conoscere e intervistare qualche mese fa l’autrice de “La fragilità delle certezze” (Garzanti, 2017), Raffaella Silvestri. Che dire, tra trentenni che cercano di farsi spazio tra le “macerie” lasciate dalle generazioni che ci hanno preceduto, ci si intende subito. E infatti il suo libro parla proprio di questo: di due ragazzi, molto diversi tra loro (lei ragazza insicura e costantemente fuori posto, lui spirito imprenditoriale e carattere forte, da “vincente”) che si trovano a dover gestire il tracollo finanziario della loro start up, che pure sembrava promettere bene.

Ecco tre buoni motivi per leggerlo:

Perché, anche se la trama vi può apparire troppo pessimistica, non c’è spazio per l’autocommiserazione. Perché la vita continua, e con lei la speranza di due persone che, nonostante tutto, nonostante i fantasmi del passato e le incertezze di questi tempi, combattono. Insomma, come diceva Rossella O’Hara, «domani è un altro giorno».

Perché se siete anche voi trentenni del 2017, per certi versi, vi ritroverete eccome nei personaggi e nelle situazioni de “La fragilità delle certezze”.

Perché – come mi ha detto l’autrice – a volte noi stessi ci lamentiamo troppo, e ci muoviamo poco. Il precariato c’è, purtroppo è un dato di fatto. Bisogna riuscire a guardare oltre, a inventarci nuovi modi – diversi da quelli sperimentati dai nostri genitori – per guardare al futuro con più fiducia. I nostri tempi non sono necessariamente peggiori, sono diversi: questa potrebbe essere la chiave con cui cercare di aprire le porte del futuro.