(4 / 5) Fa ridere, anzi riderissimo, e anche riflettere sulla frivolezza dei rapporti uomo-donna ai giorni d’oggi


Al diavolo i detrattori della Lucarelli: non conoscevo quasi il personaggio, ho letto il suo libro (BUR, 2014), e sono morta dal ridere. Alcune frasi le ho pure sottolineate, rispecchiano alla perfezione l’universo femminile alle prese con amori e corteggiamenti 2.0 (anzi, 3.0 ormai), quando whatsappare diventa più importante che vedersi.

La trama, abbondantemente autobiografica: Viola è un’opinionista che lavora per un programma tv, e deve affrontare carriera (descrivendola non senza autoironia), fama, un bambino molto sveglio, un ex marito che è più bambino del figlio, un gruppo di amiche sempre pronte a sostenersi su WhatsApp, e una sfilza di improbabili corteggiatori. Chi conquisterà il suo cuore, in un allegro alternarsi di imprevisti, equivoci e colpi di scena?

Ecco tre buoni motivi per leggerlo:

Perché io ho riso fino alle lacrime. Penso che qualsiasi donna si possa ritrovare nelle disavventure sentimentali di Viola. Anzi, leggendo certe scene viene proprio voglia di esclamare: «È la stessa cosa che è successa a me quella volta…». Ma mi è capitato anche di “pensare” ad alta voce: «Parole sante!». E, immancabilmente, le parti più esilaranti le ho lette poi ad alta voce alle amiche, tanto per finire a ridere insieme.

Perché l’autrice apre spesso digressioni per spiegare la sua “filosofia” ma non per questo si perde il filo del racconto, che mantiene anzi un ritmo brillante e vivace. Si legge velocemente (purtroppo).

Perché l’autrice non si prende mai troppo sul serio, ed è apprezzabile: molti sono i richiami autobiografici ad esempio al suo mestiere di “opinionista”, che viene costantemente, allegramente, demolito. D’altronde, lo scrittore Elbert Hubbard diceva: «Non prendere la vita troppo sul serio, tanto non ne uscirai vivo».