(3 / 5) Dolce e divertente, ma siete avvisati: è strappalacrime


Ho letto “Io prima di te” di Jojo Moyes (Mondadori, 2012) perché mi incuriosiva il film. E come spesso succede, vedo il trailer di un film che mi ispira, scopro che è tratto da un libro, e anziché andare al cinema vado in libreria. Una bella fregatura per l’industria cinematografica, almeno nel mio caso. Non temete: in seguito ho visto il film, e devo dire che è uno dei pochi casi in cui mi è piaciuto più del libro.

Ecco la trama in breve: a 26 anni, Louisa Clark rimane senza lavoro, e accetta di accudire Will, un ragazzo molto ricco rimasto tetraplegico dopo un incidente. Lui, spento e senza più voglia di vivere, scorbutico e abituato a comandare, viene travolto dall’entusiasmo di lei, che ce la mette proprio tutta per trasmettergli un po’ della sua gioia di vivere. Fino a quando… (non vi dico altro, altrimenti si finisce nello spoiler).

 

Dovreste leggere questo libro…

Se siete alla ricerca di una storia d’amore in cui si piange. Sì, non neghiamolo, è un polpettone. Carino (non penso rimarrà nella storia della letteratura) ma resta un polpettone, e per quanto mi riguarda si svolge tutto un po’ troppo velocemente perché si possano consolidare reali sentimenti.

Perché affronta un tema ancora un po’ “tabù” come quello della malattia incurabile, una condizione senza ritorno. Sì, un tetraplegico può scherzare, provare sentimenti, amare, prendere decisioni, insegnare. E sì, parlarne non può essere che una cosa positiva.

Se cercate un libro che affronti un tema impegnativo con leggerezza, scorrevolezza, e un buon ritmo. Si legge in poco tempo, magari sotto l’ombrellone (con i fazzoletti a portata di mano).