(3 / 5) Idea molto bella, partenza frizzante, ma quel finale no, no e poi no!


“Un giorno” di David Nicholls (Neri Pozza, 2009) è uno di quei sempreverdi tira e molla: prima Emma e Dexter sono amici, poi chissà, poi passano gli anni, e poi… poi purtroppo il finale a mio parere, nonostante la partenza frizzante, è molto deludente (SPOILER) e non capisco come mai Nicholls abbia voluto trasformare un buon romanzo leggero in un polpettone strappalacrime.

Ecco comunque tre buoni motivi per leggerlo (sul finale vi ho già avvertiti):

1 Perché è molto originale l’idea di narrare una storia che va avanti per anni raccontando gli avvenimenti di un singolo giorno all’anno. Non ci si annoia mai, anzi, la tecnica incuriosisce.

2 Perché tra i due protagonisti c’è sintonia, ma non solo perché vanno d’accordo e basta, o perché uno dei due è soggiogato. Perché si tengono testa entrambi, con un botta e risposta frizzante, spensierato e spesso ricco di ironia. E meno male. Insomma, non uno dei soliti polpettoni (almeno per 3/4 del libro).

3 Perché – udite udite – i protagonisti si parlano. E parlano di tutte quelle cose di cui parlano (o dovrebbero parlare) le coppie normali: politica, attualità, società. Si confrontano. Litigano anche. Cosa che, davvero, è raro trovare in un libro che racconta prevalentemente una storia d’amore. Grazie a Dio un po’ di normalità.

Certo, la coppia a mio parere non è così ben assortita, troppe differenze per conto mio incolmabili: va bene, gli opposti si attraggono, ma forse così è un po’ troppo. Ma d’altra parte le storie d’amore giocano molto – quasi sempre – sugli opposti: e allora lasciamo andare l’immaginazione a briglie sciolte ancora un po’.