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Quando farsi gli affari degli altri, a volte, fa bene


Ok, ok. Lo ammetto. Non amo troppo i gialli, li trovo spesso ripetitivi, pieni di contraddizioni e di colpi di fortuna che tanto nella vita reale alle persone normali non capitano (quasi) mai. Ma “La ragazza del treno” di Paula Hawkins (Piemme, 2015) è speciale, ecco perché:

1 La protagonista non è la classica eroina: niente poliziotti dal grande intuito, niente giornalisti di talento. È una ragazza decisamente disperata, depressa, bruttina, e perennemente ubriaca. Insomma, un’antieroina. Che però ha la fortuna di farsi gli affari degli altri una volta di troppo, e di vedere dal finestrino del treno una cosa che non avrebbe dovuto vedere. E che naturalmente cambierà non solo la vita degli altri, ma anche la sua.

2 La narrazione non è mai noiosa perché è un alternarsi continuo tra il tempo presente e i flashback, e tra i punti di vista di un personaggio e l’altro. Ed è particolare anche la formula per cui il racconto si divide tra mattina (cosa succede ai vari personaggi quando la protagonista va al lavoro in treno) e sera (cosa succede quando la protagonista torna a casa).

3 L’autrice riesce a far salire la giusta dose di curiosità e suspence: insomma, non ho sbadigliato, ma più volte ho atteso con ansia il momento di poter riprendere in mano il libro per arrivare all’agognato finale.

Come potete vedere dall’immagine in copertina, dal libro è stato tratto un film con Emily Blunt, secondo me in parte deludente rispetto al romanzo per una serie di motivi tra cui la cancellazione di alcuni dettagli, la location completamente diversa e l’impossibilità di rendere in forma cinematografica il particolare intreccio narrativo e l’alternanza dei diversi punti di vista.