(3,5 / 5)
I nostri tempi raccontati in una vicenda surreale e buffa


Dunque, se leggi i suoi editoriali su “Il Fatto Quotidiano” e se guardi i suoi interventi a “Otto e Mezzo”, Andrea Scanzi forse non è il tipo di giornalista da cui ti aspetteresti un libro come “La vita è un ballo fuori tempo” (Rizzoli, 2015). O forse sì.

Dimentichiamoci per un attimo gli articoli di politica, i libri sul vino e le letture impegnate: questa non lo è. È la storia di un giornalista 45enne un po’ spiantato e ormai rassegnato (e qui si riprende un po’ il filone di un altro libro di Scanzi, il saggio “Non è tempo per noi. Quarantenni: una generazione in panchina”), e di tutto il suo bizzarro entourage: il viscido direttore, il nonno 90enne hacker, lo stagista entusiasta, l’ex in carriera.

Ecco perché leggere “La vita è un ballo fuori tempo”:

1 Per i nomi. Dico davvero. Vale la pena leggere questo libro per i nomi. (SPOILER) Dalla squadra di calcio Dinamo Brodo al megadirettore del giornale J. J. Cernia. Ho riso tantissimo. Che ci volete fare, vivo di cose semplici.

2 Perché la vicenda è assolutamente surreale, anche un po’ senza senso e sconclusionata a pensarci bene. A me ha ricordato molto lo stile della Gialappa’s, che Scanzi conosce bene. E, di nuovo, mi ha fatto ridere. Un libro per chi conosce “Mariottide” & co.

3 Ma è anche pieno di riferimenti goliardici (e anche un po’ acidi) rivolti all’attualità che faranno sorridere qualcuno, e forse arrabbiare qualcun altro. In particolare politici. In particolare del Pd, ma su questo si va sul sicuro, voglio dire, è Andrea Scanzi.