(3,5 / 5) La fantasia non ha confini, come nel film di Miyazaki candidato all’Oscar 


Un altro libro letto dopo aver visto il film, un altro esperimento riuscito.

Mi sono innamorata praticamente da subito de “Il Castello Errante di Howl” del regista giapponese Hayao Miyazaki. E poi ho scoperto che, meraviglia, era tratto da un libro. E dunque non ho potuto non leggerlo.

Ecco tre buoni motivi per dare un’occhiata a questo libro (ma considerate che non ho ancora letto i sequel, “Il castello in aria” e “La casa per ognidove”):

1 Se avete visto il film di animazione, tranquillizzatevi: nel libro troverete gli stessi protagonisti e le stesse situazioni, a parte alcune differenze. Ciò significa che Miyazaki ha sostanzialmente fatto un buon lavoro. La giovane Sophie, carina ma con poca autostima, che viene trasformata in una vecchia; l’affascinante mago Howl, creato sul modello di eroe byroniano, il demone Calcifer, la Strega delle Terre Desolate. Insomma, tutta la squadra al gran completo.

2 A me ha personalmente colpito la grande fantasia di questo mondo un po’ antico, un po’ “steampunk” e un po’ magico. Gli ingredienti per una grande avventura, insomma, ci sono tutti.

3 Non è propriamente quel che definirei un libro per soli bambini. L’ALA Notable Book, infatti, l’ha inserito nel genere di libri adatti sia ai piccoli sia ai giovani adulti.