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Dialogo surreale ed estremamente ironico tra una scrittrice rompiscatole e uno scienziato del futuro


Cosa può uscire dalla fantasia vulcanica di Amelie Nothomb, prendendo e mescolando nello stesso calderone le rovine di Pompei, una scrittrice rompiscatole e uno scienziato del futuro? “Ritorno a Pompei” (Voland, 2005) è l’avventura surreale di una scrittrice che – dopo aver subito un intervento chirurgico – si risveglia nel futuro, e dialoga con uno scienziato di nome Celsius, tra verità sconcertanti, paradossi e tanta ironia.

Tre buoni motivi per leggerlo:

1È un altro libro ironico e dal ritmo serrato, composto quasi solamente da dialoghi, come nella maggior parte dei libri della Nothomb. Che, come avrete capito, mi piace assai. Gusti miei. D’altronde, sarà pure il mio blog, no?

2 Il libro è in puro stile Nohtomb: scoperte sconcertanti (anche grottesche, a volte) e rivelazioni shockanti vengono trattate con ironia dalla protagonista, che intrattiene un godibilissimo dialogo con lo scienziato Celsius. E gli dimostrerà – tra storia, filosofia, sociologia ed etica – che gli anni ’90 non hanno niente da invidiare al 2500.

3 Perché è sintetico (poche pagine, come al solito, precisamente 128). E anche questo l’avete capito: adoro i libri che – con poche “pennellate” decise – riescono a trasmettere al lettore un mondo ricco di emozioni e significati. Questo, oltre a essere sintetito, è composto quasi esclusivamente da dialoghi, che rendono l’esperienza di lettura ancora più veloce.