(3 / 5)
Una giornalista, un paese da “incubo” e un thriller dai risvolti psicologici


Lo ammetto, non sono un tipo da gialli o da thriller, a lungo andare mi sembrano tutti uguali. E così, consigliata da un’amica a cui invece questo genere piace molto, ho letto “Sulla pelle”, opera prima di Gillian Flynn (che forse ricorderete per “L’amore bugiardo” da cui è stato tratto un film di successo) nella versione edita da Piemme nel 2006. E devo dire che la mia amica ci ha azzeccato, di certo non mi sono annoiata!

Ecco tre buoni motivi per leggere “Sulla pelle”:

1

La narrazione è fluida e scorrevole, e il libro si legge molto velocemente nonostante il finale a mio parere un po’ sbrigativo. Per questo lo consiglio anche come testo da leggere “sotto l’ombrellone”. Cosa c’è di meglio di un buon sano thriller estivo con tanti risvolti psicologici?

2 Non è il solito giallo con commissari/giornalisti burberi ma dal cuore buono: la protagonista del libro è una giovane giornalista single che non ha avuto una vita facile, è uscita da poco da un centro di cura, e per seguire il caso di due omicidi si trova (con sua grande riluttanza) a dover tornare nel proprio paese natale, dove l’attende una società apparentemente perfetta in cui si è sempre sentita come un pesce fuor d’acqua.

3 E poi un motivo molto personale: chi come me conosce le dinamiche delle piccole cittadine, sa che in queste realtà quasi nulla è mai ciò che sembra, e che dietro a vite in apparenza perfette si possono nascondere segreti e disagi incredibili, occultati in una disperata ricerca della rispettabilità. E il libro è proprio incentrato su questa tematica.