(4 / 5)
Esilarante e surreale libro tra militanti “vecchio stampo”, elezioni e… una vincita milionaria


Ho visto “I comunisti che vinsero alla lotteria” di Vladimiro Polchi (Rizzoli, 2018) sugli scaffali di una libreria, tra i nuovi arrivi, e già il titolo mi ha incuriosita. Ho letto la trama, e l’ho trovata decisamente irresistibile. Surreale al punto giusto, il libro parla dell’avventura di Ilario, impiegato del ministero Finanze Pubbliche, che si reca nella frazione di Pietra Rosata per annunciare che nella ricevitoria di quel piccolo borgo è stata vinta una schedina da 56 milioni di euro. I vincitori? Gli arzilli comunisti “rivoluzionari” 80enni di Pietra Rosata, che mettono in piedi un piano folle per vincere le elezioni e strappare il governo del capoluogo al potente sindaco che da troppi anni ormai padroneggia.

Tre buoni motivi per leggerlo:

1 Perché è semplicemente esilarante: naturalmente Ilario si troverà in una realtà fuori dal tempo e popolata da personaggi surreali, più interessati ad aprire la sezione del partito che ad incassare la vincita.

2 Perché il libro ci racconta di un’Italia che forse non esiste più – se non forse in qualche frazione sperduta – ma che in fondo ci auguriamo che continui a sopravvivere, fatta di cose semplici, ideali vissuti con sincerità, e un concreto ottimismo di fondo (o forse è follia). Certo, è un libro surreale, fantastico: prendetelo per quello che è, non puntualizzate troppo sui dettagli.

3 Perché lo stile di Polchi, giornalista (Repubblica), autore televisivo e teatrale, è scorrevole, vivace, brillante, ironico. Ricco di dialoghi e colpi di scena, non annoia mai. Leggendolo sembra di immaginare una classica commedia italiana: e chissà che, tra qualche tempo, non arrivi anche la trasposizione su grande o piccolo schermo.