(4,5 / 5) E se un giorno, in una società devastata da guerre e inquinamento, le donne perdessero ogni libertà?


“The Handmaid’s Tale” o “Il racconto dell’ancella” è stata ed è una delle serie tv più seguite e acclamate dalla critica. L’ho vista anche io e, seppur trovandola in certi punti molto cruda, mi è piaciuta molto, dunque ho deciso di leggere anche il libro di Margaret Atwood (editore Ponte alle Grazie), scritto nel 1985.

La trama, in breve: in un futuro distopico, negli Stati Uniti – devastati dalle guerre e dall’inquinamento – si instaura un regime totalitario teocratico di ispirazione biblica, la “Repubblica di Galaad”. Qui le donne sono private di ogni libertà e diritto, e le poche ancora fertili diventano “ancelle”, costrette a procreare per far poi accudire i loro figli alle famiglie di elevato rango sociale.

Ecco tre buoni motivi per leggere il romanzo:

1 Per le molte domande che esso pone, a cui è difficile trovare risposta. Personalmente ho discusso anche un sacco con i miei amici: è possibile, in un ipotetico futuro, stravolgere così la vita di una società, trovando nella donna il capro espiatorio, e togliendole praticamente ogni diritto da un giorno all’altro? Sembra assurdo. Sarebbe possibile, nell’era dei social e dell’informazione diffusa, arrivare a instaurare una dittatura nel giro di poco tempo (magari non come quella del “Racconto dell’ancella”, ma comunque una dittatura) convincendo le masse? Secondo me, sì.

2 Perché ho trovato molto bello il finale. Non andrò avanti a spoilerare, tenete solo conto che il libro è uno solo, al contrario delle stagioni della serie tv che sono ancora in produzione, e dunque si arriva a una conclusione, che spiega anche alcuni dettagli che – nel testo – erano stati tralasciati, mentre nella serie tv no.

3 Perché è molto facile da leggere, adatto a tutti, molto scorrevole.