(4 / 5) Una mostruosa metamorfosi e una metafora sull’indifferenza generale nei confronti del “diverso”


Ho letto “La Metamorfosi” (Crescere Edizioni, 2017), racconto scritto da Franz Kafka e pubblicato per la prima volta nel 1915, ed ecco tre buoni motivi per leggerlo.

La trama, in breve: il giovane Gregor Samsa – commesso viaggiatore che vive ancora con la famiglia – si risveglia un mattino di un giorno qualunque, e scopre di essersi trasformato in un enorme scarafaggio. Genitori e sorella accettano subito questa nuova orribile trasformazione, senza farsi troppe domande, gradualmente lo abbandonano.

Perché leggerlo?

1 Perché è molto breve, leggero e scorrevole, e non disdegna l’ironia. È la prima volta che leggo Kafka e sono rimasta piacevolmente stupita perché mi aspettavo un testo molto più complesso, ricco di metafore e riflessioni filosofiche. Si legge in poche ore.

2 Perché parla di un tema ancora dolorosamente attuale: l’emarginazione del “diverso”: Gregor improvvisamente diventa un insetto repellente e la famiglia, anziché chiedersi come aiutarlo, lo rifiuta e gradualmente lo abbandona, nonostante prima lo amasse.

3 Perché si intravede il difficile rapporto di Kafka con la sua famiglia: già in una lettera scritta alla sorella (anche nel racconto la sorella è l’unica che rimane vicina a Gregor, almeno per un po’) lo scrittore aveva definito la famiglia come “un contesto veramente animale” e opprimente. In “La Metamorfosi”, la famiglia di Gregor si rivela molto ingrata: prima era amato e rispettato quando, da umano, contribuiva in maniera sostanziale al mantenimento dei parenti; dopo la trasformazione, diventa uno “scarto”.