(5 / 5) Un’inquietante inchiesta sul mondo delle baby miss


Baby miss, giovani modelli e aspiranti lolite, tutti giovanissimi, tutti buttati dai genitori nel “tritacarne” dei concorsi di bellezza e delle sfilate di moda. È un argomento che mi ha sempre incuriosita anche perché capita di affrontarlo o comunque osservarlo sempre più spesso – anche nel piccolo della vita quotidiana – e dunque quando ho visto “Bellissime” di Flavia Piccinni (Fandango Libri, 2017) al Salone del Libro di Torino, non ho potuto fare a meno di acquistarne una copia. E ve lo garantisco, dopo aver letto questo libro non sono più riuscita a guardare nello stesso modo le fotografie pubblicitarie dei piccoli modelli sulle riviste o all’interno dei negozi.

Ecco tre buoni motivi per leggerlo:

1 Perché, come dicevo prima, spesso mi è capitato di riflettere su quanto, al giorno d’oggi (sì, lo so, fa molto “vecchia”) i bambini stiano gradualmente perdendo la loro infanzia. Diventano loro malgrado piccoli adulti. Non si gioca più, in compenso si inseguono i sogni dei genitori, le aspettative di mamme e papà che proiettano sui figli quello che loro avrebbero voluto fare da giovani. Non ci sono più i ritmi del gioco ma quelli del lavoro, dei sacrifici per diventare famosi, della competizione. Non c’è più “Da grande voglio fare l’astronauta/la maestra/la veterinaria” ma “Da grande voglio fare la showgirl”. Tutto questo presto, sempre più presto. Lo noto sempre di più: forse ci avete pensato anche voi.

2C’è anche molto altro, dietro a questi casting per diventare divi in miniatura, oltre all’esasperazione e ai ritmi frenetici degli adulti in cui questi bimbi vengono sballottati e fotografati mentre scimmiottano i “grandi” a volte fino all’eccesso (come i casi delle bambine iper truccate che assumono pose sensuali e altro), e parlo dei valori. È il trionfo dell’apparenza elevato all’ennesima potenza. C’è l’idea di fondo che vali solo se appari, e prima appari e meglio è. C’è l’idea di fondo che solo i bambini belli (che poi, chi decide chi o cosa è bello?) possono essere felici. C’è l’idea di fondo che questi piccoli modelli vengono incasellati fin da piccolissimi in ruoli costruiti da qualcun altro, che diventano una prigione. C’è (anche) l’idea di fondo che se non vieni selezionato è un fallimento, e mamma e papà ci rimarranno male. E ha molto a che fare con la costruzione dell’immaginario dei bambini, e con quello che diventeranno tra 30-40 anni.

3 Infine, perché l’autrice è una giornalista che collabora con numerosi giornali, ha scritto diversi reportage ed è autrice di documentari, e ha scritto questo libro intervistando genitori, bambini, organizzatori di selezioni, agenzie, fingendosi mamma e infiltrandosi alle sfilate: è un lavoro accurato e il suo stile è divulgativo, scorrevole, proprio di chi ha la necessità per lavoro di raccontare storie, e di farlo in maniera chiara e comprensibile. Insomma pur trattando argomenti importanti e delicati si legge con facilità.