(4,5 / 5)

Il miglior insegnamento di questo libro? Lottare per vivere secondo i propri principi.


Il mio approccio nei confronti di “Jane Eyre”, scritto nel 1847 da Charlotte Brontë, devo ammetterlo, era un po’ scettico. Non so perché, nutrivo qualche pregiudizio: pensavo fosse pesante e deprimente. Permettetemi un po’ di ironia: si è confermato un discreto “libro della sfiga” (rido se penso alla recensione de “I grandi classici riveduti e scorretti” che inizia con «Ragazza rimasta orfana salta da una disgrazia all’altra prima di trovare l’amore della sua vita: un uomo semicieco e mutilato che ha fatto impazzire la moglie precedente. Fortunella»). Ma, per il resto, mi ha piacevolmente stupita.

Ecco perché:

1 La scrittura è molto fluida e piacevole: si legge davvero facilmente, non è per nulla difficile, e per questo è un libro adatto davvero a tutti. Gli aspetti descrittivi sono vivaci e realistici, ma mai pesanti o noiosi, così come la psicologia dei personaggi.

2 I personaggi sono davvero ben caratterizzati e indimenticabili. Ma, d’altronde, stiamo parlando di una delle sorelle Brontë!

3 Jane, per l’epoca in cui è ambientato il romanzo (e nonostante la buona dose di sfiga che sembra attirare), è sorprendentemente forte, dai saldi principi, determinata, anticonformista e soprattutto indipendente. La trama premia coloro che “non mollano”, ma che lottano per conquistare una loro posizione nel mondo. E però attenzione: a differenza di molti libri recenti che parlano d’amore (penso soprattutto ai cosiddetti “young adult”) Jane non si fa trattare male, non scende a compromessi. Neanche quando è triste, neanche quando pensa di non farcela. È indipendente, lotta, e riesce a ricostruirsi una vita. E poi… e poi non ve lo dico come finisce, leggetevi il libro.