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Un bellissimo inno alla vita, commovente e… tutto da ridere!


Quando ho letto la trama de “L’uomo che metteva in ordine il mondo” di Fredrik Backman (Mondadori, 2014) il protagonista mi è subito sembrato simile al vecchietto scorbutico del disneyano “Up!”. Come il protagonista del film d’animazione è scostante, insopportabilmente “precisino”, chiuso in se stesso, incapace di comprendere il mondo e i suoi cambiamenti. Incapace di pensare ancora alla vita adesso che la sua adorata Sonja lo ha lasciato. Progetta di suicidarsi (e non ci riuscirà per una serie di combinazioni tutte tragicomiche) fino a quando non riscopre la vita grazie ad alcuni personaggi strampalati e totalmente diversi da lui: un nerd, la vicina di casa iraniana con due bambine, un imbranato, una giornalista impicciona, e tanti altri.

Ecco tre buoni motivi per leggerlo

1 Perché fa ridere, molto, anche se la trama può sembrare triste. Il protagonista Ove è spassosissimo nel suo essere “precisetti” e scorbutico, e nel definire chi lo circonda con una serie di battute fulminanti. Alcune risate hanno un retrogusto più amaro, a volte, ma è tendenzialmente molto ironico.

2 Perché fa piangere. Ecco, ora vi chiederete se sono impazzita. Vi ho appena detto che fa ridere, d’altronde. È vero, fa ridere, ma alla fine fa anche commuovere. E giuro che non mi capita spesso. Bellissimo.

3 Perché è un bellissimo inno alla vita, al suo potere di stupire sempre, di ridare speranza, anche quando la speranza sembra ormai perduta.