Calcio e libri: 12 grandi titoli che possono leggere tutti (anche i non sportivi)

Sappiamo che una delle grandi passioni dei tifosi di calcio sono gli schemi. Tutti gli sportivi amano il loro linguaggio esoterico, che permette loro di segnare un confine tra loro e… tutti gli altri. Altri che immancabilmente si annoiano ,e dopo qualche minuto a chiedersi cosa siano il 4 – 4- 2 o il 5 – 3 – 1 -1, vanno a fare dell’altro.

Per fortuna moltissimi libri che hanno come protagonista il calcio non hanno nulla di questo esoterismo e, anzi, cercano e trovano l’universalità della condivisione. Di una bella storia, della storia in senso lato.

E mentre in Italia si dice che ci siano 60 milioni di Commissari Tecnici (ovvero tutti allenatori della nazionale), noi vi proponiamo i nostri libri ideali sul calcio. Il nostro undici titolare, di cui ci assumiamo tutta la responsabilità (a partire dal riconoscere che almeno in letteratura gli inglesi sono sempre i maestri di questo sport). Con i numeri dall’1 all’11, come una volta. Più l’allenatore.

N. 1, Portiere

“Pensare con i piedi”, di Osvaldo Soriano (Argentina), Einaudi. Francesco De Gregori cantava che non si deve aver paura di tirare un calcio di rigore perchè non è da questi particolari che si giudica un giocatore. Ma un portiere si deve giudicare dal suo parare o meno un rigore? Nel racconto “Il rigore più lungo del mondo”, Soriano ci racconta come risolverà la questione El Gato Diaz, portiere di una squadra perdente che improvvisamente può diventare vincente. Un rigore lungo una settimana dove il realismo magico sudamericano fa quello che fa sempre: ci porta in un mondo magnifico, da dove non vorremmo più dover venire via.

N. 2 e 3, Terzino destro e Terzino sinistro

“Il maledetto United” e “Red or Dead” di David Peace (Inghilterra), Il Saggiatore. Brutto mestiere, il terzino. Ci vuole corsa, fisico, coraggio. I due romanzi raccontano l’epopea di due grandi allenatori del glorioso calcio britannico degli anni Settanta: Brian Clough, nei suoi 45 giorni di inferno al Leeds United prima di vincere tutto col Nottingham Forrest, e Bill Shankly, che inventò il Liverpool e il calcio socialista. Due romanzi sporchi e cattivi ma sublimi che fanno capire l’Inghilterra molto meglio di “The Crown”.

N. 4, Mediano

“Calcionomia” di Simon Kuper (Uganda/Olanda) e Stefan Szymanski (Nigeria), Il Saggiatore. Il mediano è lotta e governo. Gambe e testa. Il football è passione e business. Ma davvero vincono sempre i più ricchi? E quali nazioni sono destinate a vincere un Mondiale in futuro? Ce lo dicono i due studiosi di economia e storia del football in un saggio dai mille interessanti risvolti.

N. 5 e 6, Centrali di difesa

“Vincere o morire” e “Nulla al mondo di più bello” di Enrico Brizzi (Italia), La Terza. Il gioco all’italiana è difesa, catenaccio e contropiede. Ma perchè il calcio in Italia è così importante? Quando nasce la nostra vera religione di stato? Negli anni tra le due guerre, quando il calcio diventa star system e il fascismo cavalca la tigre, non sempre riuscendoci. I due libri di Brizzi racontano la storia trattandola per quello che è: una mitologia umana. Meazza, Piola, Cesarini, Numo Orsi, Pozzo; maglie azzurre e camicie nere. Due Campionati del Mondo e un’Olimpiade prima che la guerra cambiasse tutto.

N. 7, Ala Destra

“Come gli S.S. Wanderers vinsero la Coppa d’Inghilterra”, di James Lloyd Carr (Inghilterra), Fazi. Può una squadra di dilettanti che più dilettanti non si può, di un paese della campagna inglese, vincere la Coppa d’Inghilterra? Certo. Questo romanzo non solo è una delle più belle storie di sport mai scritte ma una delle più belle storie in assoluto che possiate leggere. Un libro che danza, come un’ala sulla sua fascia.

N. 8, Mezzala Destra

“Spartak Mosca”, di Mario Alessandro Curletto (Italia per l’URSS), Fila37. Il calcio in Unione Sovietica, dai quartieri operai di Mosca alla stalinizzazione e oltre, tra il sogno dello Spartak di Mosca e il delirio del potere di Partito, esercito e KGB. Perchè i sogni resistono, a qulunque latitudine umana.

N. 9, centravanti

“Il centravanti è stato assassinato verso sera?”, di Manuel Vazquez Montalban (Spagna), Feltrinelli. Uno degli episodi più belli della serie del detective gourmet Pepe Carvalho, in cui l’autore mette tutto il suo amore per il Barcellona. Della squadra catalana si dice che sia “Mas que un club”, ovvero molto più di una squadra di calcio. Ma in realtà è il calcio è essere qualcosa in più del calcio.

N. 10, regista

“L’inattesa piega degli eventi”, di Enrico Brizzi (Italia), Baldini e Castoldi. Il 10 è il numero del fantasista. E fantasia Brizzi ne ha da vendere in questa ucronia: siamo nel 1960 e Mussolini, che non ha portato l’Italia in Guerra, è saldamente al potere del suo Impero e si prepara a ospitare le Olimpiadi del 1960. Nelle colonie africane si gioca un campionato di calcio la cui vincente sfiderà i campioni d’Italia. Un giornalitsa molto irregolare finisce ad Addis Abeba e assiste all’epopea di una forma di resistenza del tutto particolare che gli farà aprire gli occhi sulla relatà del regime in cui vive. Insolito, divertente, appassionante.

N. 11, seconda punta

“Tiki – taka Budapest”, di Diego Mariottini (Italia per l’Ungheria), Bradipo Libri. La Grande Ungheria degli anni ’50 è stata per molti la squadra più forte di tutti i tempi. Vinse un’Olimpiade, fu la prima nazionale a battere l’Inghilterra a Wembley, cambiò il modo di giocare al calcio. Non vinse il Mondiale, perdendo con la Germania Ovest in una finale di cui si parlerà sino alla notte dei tempi. Era il 1954 e lì iniziò, secondo l’autore, la china che portò al 1956 e all’invasione sovietica.

Allenatore

“Il goal più bello è stato un passaggio”, di Jean – Claude Michèa (Francia), Neri Pozza. Il calcio è filosofia di vita, modo di essere di un popolo che gioca o assiste a questo spettacolo dove il rapporto tra squadra e individuo (campione) parla come un libro. Non limitiamoci a guardare il football: leggiamolo.