È arrivata la fine di questo anno funesto e la lettura, forse mai come ora, ci è stata d’aiuto. Abbiamo letto durante il lockdown, per ritrovare un po’ di serenità e distrarci, per sconfiggere la solitudine, per informarci.

Ci sono stati libri che ci sono rimasti particolarmente nel cuore, alcuni nuovi, altri usciti prima del 2020 ma scoperti quest’anno. Ecco quelli che io e Simone abbiamo particolarmente amato:

“L’uomo che metteva in ordine il mondo” di Friedrik Backman

Esilarante e tenerissimo questo libro che parla di Ove, il classico vicino di casa burbero e pignolo che nessuno vorrebbe mai avere. La sua routine è scandita da un passato doloroso e Ove pensa al suicidio, quando la sua vita verrà sconvolta dall’arrivo di una famiglia di vicini stramba, allegra e decisamente poco convenzionale, che saprà riportare una ventata di freschezza e uno scopo nella vita di Ove.

“Fanta-Scienza” di AA.VV.

Non è solo fantascienza: sono racconti scritti da autori vari e tratti da interviste vere ai ricercatori dell’IIT (Istituto Italiano di Tecnologia). È davvero incredibile notare come i ricercatori stiano già studiando da tempo materie che a noi “profani” possano sembrare ancora pura fantascienza. Dai robot alla nanotecnologia, dall’elettronica “indossabile” e “commestibile” alla biologia modellata al compouter, passando per materiali intelligenti, plastiche coltivabili e molto altro. Il futuro è molto più vicino di quel che pensiamo. E può essere bellissimo.

“Lo scarafaggio” di Ian McEwan

Chiunque abbia letto “La Metamorfosi” di Kafka sa di cosa parla. “Lo scarafaggio” è esattamente il contrario: uno scarafaggio di sveglia un giorno, e scopre improvvisamente di essere diventato un uomo, ma non un uomo qualunque, bensì il primo ministro inglese. Forte della grande capacità di ogni scarafaggio di sopravvivere si adatta rapidamente al nuovo corpo. Nulla potrà ostacolarlo nel portare a termine la sua missione in questo libro che non nasconde un’amara e spassosissima critica alla Brexit: fare la volontà del popolo e condurre il paese alla rovina.

“Tanti piccoli fuochi” di Celeste Ng

Nella piccola cittadina di Shaker Heights, popolata da una maggioranza di benintenzionati democratici e abbienti, tutto è perfetto. A sconvolgere gli equilibri arrivano Mia con sua figlia Pearl, inquiete, ribelli, e dal passato misterioso. E in più una famiglia del posto cerca di adottare una bambina cinese, ma la madre biologica, che inizialmente l’aveva adottata, la rivorrebbe indietro. Con chi si schiererà la popolazione di Shaker? E Mia? Un bellissimo libro, molto scorrevole, che fa riflettere molto senza mai prendere parte, facendo capire che non esiste mai una sola “verità”.

“La regina degli scacchi” di Walter Tevis

Da questo libro la serie Netflix rivelazione del 2020: l’orfana Beth Harmon vive in un orfanotrofio, incapace di capire un mondo che non si sforza di capire lei. Troverà negli scacchi un sollievo, una speranza e un riscatto, in bilico tra il genio e l’autodistruzione. Un’arma per farsi strada nei tornei e nella vita. Bellissimi i personaggi di Beth e della sua madre adottiva, la signora Wheatley, entrambe un po’ “estraniate”, entrambe alla ricerca di qualcosa, anche se in due modi diversi. E le partite non annoiano, sono adatte a tutti perché più che le mosse si descrivono sentimenti e sensazioni.

“I ragazzi della Nickel’, di Colson Whitehead

Con questo libro Whitehead vince il suo secondo Pulitzer e scrive forse la sua prima opera davvero realista, ma senza rinunciare al “coup” narrativo. Un colpo al cuore, un colpo alla nostra ragione. Un romanzo necessario che ti sbatte in faccia il mondo, senza alcuna indulgenza, ma con la fiducia che il colpo inferto risveglierà le volontà attraverso la consapevolezza. E’ un’opera che fa entrare il suo autore in un’altra dimensione e, come solo pochi libri sanno essere, è una zattera in una società che naufraga.

“Le confessioni di Frannie Langton”, di Sara Collins

E’ la storia di una schiava giamaicana “adotatta” da un possidente terriero con la passione della frenologia (la base scientifica del razzismo), che si ritrova libera nella Londra del XIX Secolo, componente della servitù in una casa dell’alta borghesia, dove la moglie del padrone muore.
Frannie ha ucciso o non ha ucciso? Frannie è solo una vittima o un carnefice?
Nelle sue parole troveremo le tante sfumature della verità e una certezza: la violenza crea violenza, ed è il suo aspetto peggiore.
Sara Collins ha lo stile delle grande narratrici del XVIII e del XIX Secolo e la forza di una scrittura che riscatta.

“M – L’uomo della provvidenza”, di Antonio Scurati

Nella seconda puntata della trilogia iniziata con “M – Il figlio del secolo” Scurati indaga con il suo incredibile microscopio storico e letterario la trasformazione della rivoluzione fascista in regime. Il potere, i suoi conflitti e le sue miserie si sostituiscono all’impeto della conquista, mentre un intero Paese si mette prono al Duce che vuole cambiare tutto per non cambiare quasi niente. Così come le vicende che racconta la scrittura di Scurati cambia ritmo e dopo averci sconvolto con l’adrenalina della violenza ci avvolge e ci trascina come sabbie mobili.
Un romanzo che ti lascia solo un rimpianto: di non avere già il prossimo da leggere.

“Exit West”, di Mohsin Hamid

Un ragazzo e una ragazza si innamorano in un Paese in Guerra, da cui fuggono grazie a una magia per ritrovarsi in un’Europa dove non si spara ma i conflitti culturali e di linguaggio sono ovunque. Hamid, cantore del cittadino globalizzato, dopo ‘Il fondamentalista riluttante”, coglie ancora una volta nel segno: senza alcun stereotipo ci parla delle persone in movimento riuscendo a farci vedere noi stessi con gli occhi dell’altro e costringendo i suoi personaggi a confrontarsi con il nostro sguardo e con la loro storia, cambiando ad ogni pagina. Un romanzo breve che regala il grande dono della consolazione.

“Friday Night Lights”, di H. G. Bissinger

Nel 1988 il reporter H. G. Bissinger decide di seguire per un anno intero le vicende della squadra di football americano del College di Odessa, Texas. Una squadra che coincide con l’identità di un’intera comunità, che ripone nel campo da football la speranza in un sogno americano tradito da tutto il resto.
Questo reportage avvincente ed emozionante non parla dell’America di Trump, ma di una cultura americana che ha reso possibile questo esito e lo renderà ancora, se non si ricucirà la frattura tra le promesse fatte ai suoi giovani e la loro effettiva accessibilità.
Questo reportage ci spiega come lo sport sia diventato la grande religione del nostro tempo.
Questo è il libro che avrebbe scritto Steinbeck se fosse vissuto negli anni ’80.