13 Aprile – Presentazione di “Come le lucciole” di Francesca Pongiluppi: raccontare la memoria

Prosegue la rassegna letteraria “Traduzioni” di Tre Buoni Motivi per Leggere con Unitre Arenzano Cogoleto e il patrocinio del Comune di Arenzano.

Questa volta, domenica 13 aprile alle 15,30 sempre nella sala Peppino Impastato di Villa Mina (in via Zunino ad Arenzano, GE), si parlerà di tradurre la memoria con Francesca Pongiluppi e il nuovissimo libro “Come le lucciole”, in uscita l’11 aprile per Solferino.

L’autrice genovese con il suo romanzo ha vinto la quarta edizione del prestigioso concorso di LetteraFutura per scrittrici esordienti, nato dal partenariato tra l’Associazione Mia, organizzatrice del Festival inQuiete, e la casa editrice Solferino.

A dialogare con l’autrice, Valentina Bocchino e Simone Farello di Tre Buoni Motivi per Leggere. Introduce Stefania D’Alessandro, presidentessa di Unitre Arenzano Cogoleto.

Francesca Pongiluppi, sui social Vera Vittoria Rossa, è assistente sociale. Dal 1999 compone e canta i testi e le melodie della band indie pop Anaïs, con cui ha rappresentato la Liguria all’Arezzo Wave Festival nel 2001 e musicato alcune poesie di Emily Dickinson. Collabora con la redazione del network di comunità “Goodmorning Genova” con articoli e podcast.

La trama di “Come le lucciole”

«Sonia, ma dov’è che devi andare?» Alla vigilia del G8 di Genova, mentre i suoi compagni si preparano alla grande protesta destinata a segnare tristemente l’inizio del nuovo millennio, Sonia antepone, per la prima volta, se stessa al movimento. Deve mettere ordine nel suo passato, congelato nel 1984 con la morte di Jolanda, che è stata come una seconda madre per lei. Ora anche il marito di lei, Giannetto, è mancato, e la vita sembra convocare Sonia a Ca’ Mimosa, la casa delle sue vacanze di bambina, in alto tra le rocce di un paese lontano dal mare. Per un addio o per un nuovo inizio?

Quando Sonia riesce a entrare nella misteriosa «camera verde», a cui mai aveva avuto accesso nelle estati della sua infanzia, scopre l’incontro più importante: quello con il diario di Jolanda. E le pagine, come un bisturi, aprono ferite inattese, svelano segreti sconcertanti: la storia di Jojo, i suoi anni di sfruttamento nella Libia coloniale, l’approdo in Liguria, l’incontro con Giannetto, la guerra e la Resistenza, un amore capace di tornare in altre forme.

Immergendosi in quella vita, Sonia ha la sensazione di liberare Jolanda e di liberare se stessa, ritrovando una dimensione più autentica della militanza e della lotta. “Come le lucciole” è un romanzo politico e di formazione, che racconta un’impresa capace di unire attraverso il tempo le anime di donne diversissime: la ricerca del proprio posto nel mondo e di nuovi modi di abitarlo.

Un intreccio mirabile tra memoria, attualità e possibili futuri, con al cuore il sogno di forgiare un destino più forte delle colpe della Storia. Imparando dalle lucciole: proteggersi dal dolore non significa smettere di brillare, bensì brillare più forte.

Le motivazioni della giuria di LetteraFutura

Ecco le motivazioni della giuria di LetteraFutura che hanno premiato “Come le lucciole”:

Abbiamo scelto di premiare “Come le lucciole” di Francesca Pongiluppi, un romanzo dall’architettura raffinata che intreccia in modo sapiente due dimensioni distanti nello spazio e nel tempo, muovendosi abilmente tra due piani narrativi.
Da una parte la Genova del 2001, quella del G8 e di chi voleva cambiare il mondo, dall’altra l’Africa Coloniale Italiana, quella dello sfruttamento economico, dell’oppressione politica, dell’uso della violenza contro la popolazione locale.
Grazie a questa alternanza di situazioni in apparenza diversissime, in realtà collegate da temi fondamentali in ogni tempo, l’autrice spalanca davanti a chi legge una riflessione sul sistema-mondo, sul portato contemporaneo di un immaginario coloniale mai definitivamente archiviato, sulle dinamiche economiche responsabili dello sfruttamento.
Un romanzo politico, dunque, ma anche un romanzo di formazione in cui la protagonista Sonia cerca nuovi modi di stare e abitare il mondo, si interroga sulla propria identità e, scavando nelle proprie memorie familiari, scopre e insegue nelle pieghe del recente passato la figura di Jolanda, indimenticabile personaggia. Pongiluppi tesse così un intreccio mirabile tra memoria, attualità e possibili futuri, e lo fa senza retorica, attraverso una storia di alleanze tra donne che hanno sempre abitato il margine.
Un romanzo che, attraverso temporalità sincroniche e molteplici, ci parla in realtà dell’Italia di oggi, della sua memoria corta, di quanto le donne, tra i fragili, paghino sempre un prezzo più alto in ogni sistema di controllo, occupazione e sfruttamento.

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