di Valentina Bocchino e Simone Farello
Non poteva non tornare anche quest’anno la mitica classifica con i libri da leggere nel 2026 ormai alle porte: quelle del 2025 e del 2024 vi sono piaciute talmente tanto che si sono meritate un posto fisso tra gli articoli più letti e speriamo che i nostri suggerimenti vi siano serviti per trascorrere un anno all’insegna delle emozioni e della serenità.
Qui troverete i libri che ci ispirano di più per il 2026, quelli che abbiamo appena acquistato, quelli che abbiamo trovato sotto l’albero di Natale o che vorremmo vedere nella calza della Befana, quelli di cui aspettiamo la traduzione. Come sempre ricordiamo che non si tratta solo di libri appena usciti: c’è semplicemente un po’ di tutto quel che ci ispira.
Ancora una volta, non è stato facile condensare tutte le nostre idee in soli 20 titoli, anche perché – come abbiamo avuto modo di verificare negli anni passati – il nostro “fiuto” poi viene guidato a seconda del momento, dell’ispirazione e di tanti altri fattori.
E poi è una bugia: non abbiamo solo 10 libri a testa da leggere. La lista è molto, molto più lunga! Si potrebbe dire che questo è solo l’antipasto.
Dunque non è detto che i buoni propositi verranno rispettati alla lettera. Anche se, andando a leggere le liste degli anni scorsi, possiamo dire che le abbiamo seguite… almeno in parte, il che è già un successo. Sicuramente questi libri arricchiranno la nostra libreria, ma siamo certi che nel corso dell’anno verranno affiancati da tanti altri!
Ogni libro è seguito dalla descrizione sulla quarta di copertina, ecco le due classifiche con i consigli che rispecchiano i rispettivi gusti.
Lista di Valentina

“Chiara” di Antonella Lattanzi (Einaudi, 2025)
Marianna e Chiara crescono a pochi passi, nella Bari popolare degli anni Novanta, in due famiglie che sembrano agli antipodi – una ruvida e irrequieta, l’altra ordinata e colta, apparentemente perfetta – ma che si rivelano uguali nel modo in cui tradiscono, soffocano, feriscono. Tra le due ragazze nasce subito un legame assoluto, fatto di intesa e di coraggio, di un bisogno vitale di raccogliersi a vicenda. Così, contro la violenza che le circonda, costruiscono un mondo solo loro, e negli anni l’affetto si confonde con l’amore, in alcuni momenti diventa anche attrazione e desiderio.
Ma la vita adulta le allontana, crescere in fondo è irreparabile. E allora, quando sarà il momento, sapranno tenere fede a quella promessa di esserci sempre l’una per l’altra, anche di fronte al Terrore? In un romanzo dal ritmo incalzante, magnetico, che va avanti e indietro nel tempo in modo sapiente, Antonella Lattanzi sa tenere insieme la tenerezza dell’infanzia, l’erotismo come scoperta e il senso di minaccia incombente tra le mura di casa, la paura che qualcosa si spezzi all’improvviso, senza avvisare. Ma proprio dentro la tensione, contro ogni aspettativa, si accende la poesia della vita, e insieme un bene ostinato e splendente, capace di disarmare il cuore di chi legge.

“Che succede a Baum?” di Woody Allen (La Nave di Teseo, 2025)
Asher Baum sta perdendo la testa. Come biasimarlo? È un giornalista ebreo di mezza età, diventato romanziere e drammaturgo e consumato dall’ansia per qualsiasi cosa, i suoi ampollosi libri filosofici ricevono recensioni tiepide e il suo prestigioso editore newyorkese lo ha scaricato. Il suo terzo matrimonio è in crisi, teme che la moglie, laureata ad Harvard, sia stata sedotta da suo fratello minore, bello e vincente, mentre sospetta anche del loro vicino in Connecticut. In più, lo mette molto a disagio il legame che sua moglie ha con il figlio, uno scrittore più affermato di lui.
Come se non bastasse, in un attimo di follia ha cercato di baciare una giovane e attraente giornalista durante un’intervista, che lei sta per rendere pubblica. C’è da stupirsi che Baum abbia iniziato a parlare da solo? Gli sconosciuti che lo incrociano per strada scuotono la testa e lo evitano. Nel frattempo, però, Baum ha scoperto un segreto esplosivo: meglio tenerlo per sé, o rivelarlo e mandare all’aria il suo matrimonio?

“Era andata a finire così” di Maddalena Vianello (Fandango, 2025)
Francesca è poco più di una bambina, ma porta il segno dell’eccezione. È dotata di un’intelligenza luminosa ed è sorprendente negli studi. Ama leggere, nonostante in casa le uniche pagine a disposizione siano quelle dei cataloghi per le vendite a distanza.
La sua è una famiglia dei Quartieri, umile e numerosa, in cui nessuno ha mai supposto che i figli potessero desiderare qualcosa di diverso, tanto meno una figlia femmina. È legata a un fratello gemello, l’oscuro Andrea che con lei non ha nulla a che spartire. Solo nonna Rosa rappresenta un porto, l’unica che la capisce e la difende: “Sei la mia bambola d’oro, non ti devi scordare mai”, le sussurra al momento dell’addio, quando il padre costringe l’intera famiglia a emigrare al Nord.
Ad aleggiare sul Golfo, infatti, sono la crisi e la morte che il lavoro nelle industrie ha lasciato agli operai. Ma il trasferimento in Emilia non è la favola che il padre e tutti gli altri raccontano, e la prima a dover affrontare enormi rinunce sarà proprio Francesca, combattiva e sognatrice, sequestrata da una madre ignorante e tiranna. Sullo sfondo di una Napoli che si estende meravigliosa e misera e quello fosco della pianura Padana Era andata a finire così racconta la storia di una giovane donna fra cadute e rinascite, amori spezzati e lotta politica accanto alle compagne di fabbrica. Una storia capace di restituire voce a persone e questioni che troppo spesso rimangono nelle pieghe del racconto collettivo.

“Fine lavoro mai” di Ivan Carozzi (Eris, 2022)
Dietro all’illusione di un lavoro “smart”, digitale, che fai dove vuoi, spesso si cela lo sfruttamento di persone che lavorano incessantemente e non possono evitare di sentirsi in colpa se non stanno lavorando, al punto che il lavoro diventa una prigione soffocante.
Questo arriva a contaminare ogni aspetto della vita, rendendoci infelici, in una stato di solitudine e frustrazione. Questa situazione emerge chiaramente dalle esperienze delle persone intervistate per questo saggio da cui traspare l’urgenza di mettere al centro del dibattito le reali condizioni lavorative e psicologiche di queste realtà.

“Caccia alle streghe e capitale” di Silvia Federici (Derive approdi, 2022)
Silvia Federici ha trasformato il modo di leggere la nascita e lo sviluppo del capitalismo: lungi dall’essere un fenomeno marginale o un residuo dell’oscuro Medioevo, la caccia alle streghe e dunque la questione di genere sono centrali nella costituzione della modernità occidentale.
In questo volume – frutto di un ciclo di lezioni – l’autrice torna su questa ipotesi di interpretazione decisiva, illustrando il fondamentale nesso tra l’accumulazione originaria, il controllo sulla riproduzione e il disciplinamento dei corpi delle donne. Le “streghe”, tuttavia, non sono le semplici vittime di questa ricostruzione storica, ma figure forti, portatrici di saperi collettivi e pratiche di resistenza. La radicale violenza contro di loro aveva come obiettivo di spezzare questa forza potenzialmente pericolosa per i nascenti rapporti di produzione capitalistici.
Ho letto un altro libro di Federici, “Caccia alle streghe, guerra alle donne” e l’ho recensito qui.

“Internet, mon amour” di Agnese Trocchi (Circe)
Un gruppo di hacker, artiste, smanettoni sfugge la Grande Peste di Internet. In un luogo remoto fra le valli alpine, fuori dai radar e dai droni, si raccontano le storie di prima della catastrofe, per tenersi compagnia.
Questo libro è il fedele resoconto di quei racconti, commentati e ordinati in cinque giornate: fuoricasa, relazioni, sex, truffe e una conclusiva ricreazione.
Tra curiosità fuori luogo, truffe, furti d’identità e di dati, pornovendette, odiatori… questo libro parte sempre da situazioni reali, racconta e spiega quali erano i comportamenti a rischio, come si potevano evitare le trappole.

“La galleria degli uffici” di Giulia Pretta (Le plurali, 2025)
Arianna Trimeo ha trent’anni ed è alla ricerca di un equilibrio sottile tra la passione per l’arte, la necessità di un’entrata regolare per pagarsi l’affitto e il desiderio di essere felice. Ma la ricerca di questo equilibrio le dicono essere un peccato di ingenuità: solo lavorando accaventiquattro avrà anche lei il diritto a entrare nel clan delle persone adulte, responsabili e realizzate. Arianna ci prova davvero e inizia un viaggio epico, da eroina del mondo del lavoro, tra contratti co.co.pro, mansionari, cooperative, fino alla giungla della libera professione.
Un racconto che riflette sul lavoro, sulle sue dinamiche fagocitanti e tentacolari, dando forma a un delizioso romanzo di formazione tragicomico che, in qualche punto del percorso, ci suonerà incredibilmente familiare.

“Dove vuole andare, sensei?” di Antonietta Pasore (Einaudi 2025)
Quello tra Antonietta Pastore e il Giappone è un rapporto di lunghissima data, dal primo viaggio, nel 1974, fino a oggi (dell’autrice, traduttrice di Murakami, avevo già letto e amato “Nel Giappone delle donne”). In queste pagine lievi eppure ricche di aneddoti istruttivi, con voce partecipe, ironica e generosa, Antonietta Pastore ripercorre la sua appassionante scoperta di un paese ignoto e lontano, conducendoci dentro le case dei giapponesi, oltre il gradino del “genkan” che segna la soglia dell’intimità domestica. È un Giappone inatteso, meno formale e ordinato di come lo immaginiamo di solito, in cui tradizione e modernità convivono in un equilibrio mobile e umanissimo. Conoscere veramente un posto, soprattutto quando si tratta di un paese per noi esotico e lontano come il Giappone, è il frutto di un processo lento, articolato, non sempre lineare. Questo ci dice Antonietta Pastore fin dai titoli delle tre parti in cui è diviso il libro – scoprire, comprendere, ritrovare –, che corrispondono a tre diversi momenti della sua vita: il primo viaggio in Giappone, per la luna di miele; i sedici anni trascorsi lì; e poi l’ultimo dei tanti viaggi compiuti per rivedere gli amici, nella primavera del 2024. In tutto, un arco temporale di mezzo secolo. Non sono molte le persone che possono vantare una conoscenza tanto approfondita del Giappone.

“Le parole della pioggia” di Laura Imai Messina (Einaudi, 2025)
A Tokyo, nei giorni di pioggia, all’uscita della stazione c’è una donna in attesa con l’ombrello già aperto, pronta a camminare accanto agli sconosciuti. È un lavoro, ma anche un rito, un gesto prezioso di ascolto e di cura: sotto quel cerchio che ripara dall’acqua, il mondo si ferma. Aya lo sa bene, come se abitasse da sempre il tempo sospeso delle nuvole.
Laura Imai Messina ha costruito un coro di voci femminili che custodiscono memoria, proteggono ciò che scivola via. Una fiaba metropolitana che affonda le radici nel cuore delle leggende giapponesi, e proprio da quella materia antica trae la forma inattesa di qualcosa di nuovo.

“La trama del lusso” di Audrey Millet (Add, 2026)
Quando si rivolgono la parola a un semaforo del centro di Prato, una ricercatrice francese e un giovane sarto ivoriano non sanno che da lì nascerà il racconto di un’odissea.
Partito da Akouédo, la grande cloaca a cielo aperto ai margini di Abidjan dove si riversano gli scarti dell’industria mondiale, Abdoul si mette in viaggio per approdare a un futuro migliore e poter svolgere il suo mestiere in condizioni dignitose. Dopo due anni tra Burkina Faso, Niger e i campi di lavoro forzato in Libia, attraversa il Mediterraneo. L’Europa che lo accoglie è quella del girone labirintico del Macrolotto di Prato, enorme centro tessile dove lo sfruttamento veste altri panni e dove la produzione capitalistica mostra già da tempo le sue crepe allarmanti. Il miraggio di una macchina da cucire per garantirsi un futuro porta al cuore di un sistema tossico, in cui l’iperproduzione e il profitto a tutti i costi riguardano una nebulosa di brand, capi d’abbigliamento anche di lusso, lavoratrici e lavoratori.
Lista di Simone

“Tokyo soup” di Ryū Murakami (Atmosphere)
Inspiegabilmente finito fuori catalogo da vent’anni, grazie ad Atmosphere è tornato in libreria il grande classico di Ryū Murakami.
Manca poco a Capodanno: Frank, un inquietante turista americano sovrappeso, ha ingaggiato il ventenne Kenji per farsi accompagnare in un tour della vita notturna di Tōkyō. Ma il comportamento di Frank è così ambiguo che Kenji, giovane tutt’altro che candido e inoffensivo, inizia a nutrire un terribile sospetto: il suo cliente potrebbe celare intenti omicidi. I due precipitano in un inferno di violenza e malvagità inimmaginabili, nei club a luci rosse della capitale, e solo l’intervento della ragazza sedicenne di Kenji, Jun, forse potrà avere un effetto salvifico. Pulp made in Japan.

“I reietti dell’altro pianeta” di Ursula K. Le Guin (Mondadori)
Nella rinnovata veste degli Oscar Mondadori uno dei capolavori della grande autrice di fantascienza Ursula K. Le Guin che, caso quasi unico, ha ricevuto i due più importanti riconoscimenti del genere, il Nebula e l’Hugo.
I due pianeti gemelli Urras e Anarres sono illuminati da uno stesso sole ma divisi da una barriera, non solo ideologica, antica di secoli. Urras è fittamente popolato, tecnologicamente avanzato, ricco, florido, retto da un «trionfante capitalismo». Da qui sono partiti nella notte dei tempi i seguaci della filosofa Odo che hanno colonizzato l’arido Anarres, fondandovi una comunità anarchico-collettivista che non conosce concetti come proprietà, governo, autorità. In questa società apparentemente perfetta nasce Shevek, genio della fisica alle prese con un’innovativa teoria del tempo, un vero “cittadino del cosmo” che dedicherà la vita ad abbattere il muro che separa da sempre i pianeti gemelli. Ambigua utopia, come recita il sottotitolo originale del romanzo, I reietti dell’altro pianeta è una grandiosa narrazione che, fingendo di parlare del futuro, racconta il mondo di oggi.

“Quello che possiamo sapere” di Ian McEwan (Einaudi)
Indicato in quasi tutte le classifiche dei migliori romanzi del 2025, l’ultimo romanzo del grande scrittore inglese inizia nell’ottobre del 2014 quando, durante una cena tra amici, il grande poeta Francis Blundy dedica alla moglie Vivien un poema che non verrà mai pubblicato e di cui si perderanno le tracce. Un secolo più tardi, in un mondo ormai in gran parte sommerso dopo un Grande Disastro, Thomas Metcalfe studioso di letteratura del periodo 1990-2030, si reca per l’ennesima volta alla biblioteca Bodleiana per consultarne gli archivi, nel tentativo di scovare qualche scampolo di informazione inedita sull’oggetto dei suoi interessi, la fantomatica “Corona per Vivien” del grande poeta Francis Blundy, mai ritrovata. Il viaggio è disagevole, ora che la Bodleiana è stata trasferita nella Snowdonia, nel Nord del Galles, per sottrarre il suo prezioso contenuto alle acque che, dopo il Grande Disastro e l’Inondazione che ne seguì, sommersero l’originaria sede, a Oxford, e gran parte della terra. Ma gli abitanti del ventiduesimo secolo, sopravvissuti a quella catena di eventi, sono avvezzi al disagio e alla penuria, e inclini a guardare alla ricchezza e alla varietà del mondo precedente ora con rabbia ora con sognante nostalgia. Forse anche così si spiega l’ossessione di Metcalfe per il poemetto perduto. Ma dell’agognata “Corona per Vivien” neanche l’ombra. Che fine ha fatto la sublime poesia della cui stessa esistenza ormai i più dubitano? Quale verità si cela dietro la sua scomparsa? E quale differenza potrebbe mai fare il suo ritrovamento? Sarà un’intuizione geniale a fornire l’indizio che orienterà Metcalfe in una caccia al tesoro stevensoniana nell’ignoto. Il suo viaggio svelerà una storia d’amore e di compromessi e un crimine impunito, e getterà una luce nuova su figure che le parole tramandate gli avevano fatto credere di conoscere intimamente.

“L’uso della foto, di Annie Ernaux e Marc Marie (L’Orma)
Dopo ogni incontro, una donna e un uomo fotografano il paesaggio che il sesso lascia dietro di sé: vestiti sul pavimento, scarpe rovesciate, lenzuola sgualcite. Non ritraggono i corpi, ma le tracce dell’accaduto, la mappa di un’intimità che si è consumata e già svanisce. È così che, per tutto il 2003, si amano la scrittrice Annie Ernaux e l’autore e giornalista Marc Marie. Per lei è un anno cruciale, segnato dall’operazione e dalla cura di un tumore al seno. Quegli scatti in pellicola, che richiedono tempo per essere sviluppati, fanno nascere un piccolo cerimoniale domestico. Poi l’idea di scegliere alcune immagini e scriverne, elaborando ognuno il proprio testo in solitudine, «senza mai mostrare né accennare nulla all’altro». Le fotografie diventano così lo spazio da cui può prendere forma anche il racconto della malattia, «l’altra scena», assente negli scatti ma presente nel corpo di lei.

“Victorian Psycho” di Virginia Feito (Mercurio)
Un altro libro molto celebrato dalla critica nel 2025 è questo romanzo pubblicato da una casa editrice che sta dando vita a un catalogo audace e sorprendente.
Tre mesi al Natale del 1858. Winifred Notty, l’istitutrice della famiglia Pounds, trascorre le giornate a misurare il proprio cranio insieme al padrone di casa, a bisbigliare parole dell’orrore nelle orecchie dei bambini, a squarciare gli occhi dai ritratti appesi nei silenziosi corridoi. Un angosciante segreto l’ha condotta fino a Ensor House, un’elegante dimora immersa nella campagna inglese, dove dovrebbe occuparsi dell’istruzione dei due capricciosi rampolli, Andrew e Drusilla. Quando, a tre giorni dal Natale, i membri dell’alta società di Grim Wolds si radunano presso la dimora della famiglia Pounds per prendere parte ai festeggiamenti, ancora non sanno che la portata principale dei banchetti sarà la loro stessa vita. L’Oscurità che smania dentro Miss Notty ha ormai contagiato Ensor House, trasuda dalle pareti, siede a tavola con gli ospiti, e di ognuno rivela le miserie più grottesche.

“La colonia” di Annika Norlin (e/o)
Anche questo romanzo ha imperversato nelle classifiche del 2025, non solo per le tematiche affrontate.
Emelie, una giornalista trentenne molto “metropolitana”, tipica rappresentante della sua generazione, dopo l’inevitabile burnout si rifugia in una sperduta località dell’estremo nord della Svezia per cercare di rimettere insieme i pezzi. Dalla sua tenda in cima a un’altura scorge un giorno una strana accozzaglia di persone che la incuriosiscono proprio perché sfuggono a qualsiasi catalogazione. Comincia a osservarle, e, da brava giornalista, a prendere appunti. Il gruppo (che si autodefinisce La Colonia) è composto da sette persone di età, estrazione, istruzione e provenienza diverse, che per vari motivi si sono a poco a poco ritrovate a convivere in un podere isolato, dove ora costituiscono una sorta di comune semi-autonoma. Per gli adulti del gruppo, che hanno tutti alle spalle esperienze pesanti, questo tipo di vita è una sorta di paradiso, ma per i due giovani (un trentenne e un tredicenne) a quella vita idilliaca manca comunque qualcosa di fondamentale: il contatto con gli altri, l’esperienza del mondo di fuori. L’arrivo di Emelie sarà la scossa che porterà a una presa di coscienza da parte di tutti.

“Pregate per Ea” di Massimo Zamboni (Einaudi)
Un autore che amo, che ambienta i suoi romanzi nella terra in cui ho le mie radici.
Tutto comincia con un inciampo: una camminata tra i boschi della Val d’Asta, nell’Appennino emiliano, il nome di una donna scolpito su una pietra e una data, il 1870 . «Pregate per ea», dice la lapide. Massimo Zamboni raccoglie quell’invito a preservarne la memoria scegliendo di affiancare il racconto alla preghiera. La cronaca dell’uccisione di Domenica Gebennini – vittima imperfetta, che forse «se l’era cercata» – è la storia di una piccola comunità di montagna che per sopravvivere ha preferito il proprio codice eterno alla giustizia, perché «le radici hanno bisogno di oscurità per prosperare». Facendo parlare la terra, i sassi, le stagioni, Zamboni dà forma al suo personalissimo requiem per Domenica, senza cercare colpevoli o assoluzioni, ma evocando un coro di personaggi che torna dal passato per interrogare i vivi.

“The Passenger – Tokyo”di autori vari (Iperborea)
L’auspicio di un nuovo viaggio.
Nemmeno gli scrittori di fantascienza avevano mai immaginato che un giorno le strade di Tokyo sarebbero state affollate di turisti stranieri ansiosi di scoprire un mondo scintillante e pieno di riferimenti così lontani dalla loro cultura. Fino a pochi anni fa sembrava uno scenario irrealistico e la capitale una meta soprattutto per iniziati e yamatologi, ma nel frattempo l’influenza della cultura popolare giapponese è cresciuta a dismisura. Sebbene gli anni ruggenti dell’economia nipponica siano finiti da quasi tre decenni e Tokyo stia vivendo un ridimensionamento dovuto anche alla svalutazione dello yen, la città ha ancora molto da offrire: è estremamente sicura, vivibile – quasi a misura d’uomo nonostante le dimensioni e la densità abitativa – godibile e goduriosa. La massiccia e relativamente nuova presenza di stranieri, tuttavia, genera anche preoccupazioni per l’overtourism e il proliferare di uno sviluppo urbano allarmante. Perfino qui, dove la transitorietà è nel dna e demolizioni e ricostruzioni dovute a guerre e calamità naturali sono cicliche, si teme una crisi più profonda e la società mostra alcune crepe. Come il fenomeno dei Tōyoko kids, adolescenti traumatizzati che vivono per strada e che incrinano l’immagine pulita e ordinata che abbiamo del Giappone. A livello politico si affacciano bizzarre forme di populismo, incarnate da youtuber e influencer strampalati che sembrano voler confermare tutti i paradossi di una società ultradisciplinata, che ha valvole di sfogo per noi incomprensibili: caffè a tema di ogni genere, host club le cui clienti si indebitano e finiscono in brutti giri solo per catturare per un po’ l’attenzione di un ragazzino alla moda, manifesti elettorali con cani, pornostar e supereroi. Quest’arte e abilità nel cercare una via di fuga, intrinseca alla città, è sempre più richiesta in un pianeta così turbolento e trova negli anime e nei manga la sua punta di diamante, lo strumento di soft power più efficace. L’eccellenza dell’industria giapponese sembra essersi spostata nel mondo dell’immaginazione e del desiderio, una fantasia che si può consumare dal proprio divano ma che molti vogliono toccare con mano e respirare viaggiando fino a Tokyo. Sembra poco, ma non lo è.

“Un libro di martiri americani”di Joyce Carol Oates (La Nave di Teseo)
Quest’anno il “mattone di Simone” (816 pagine) sarà l’ultimo romanzo di una grande scrittrice.
Luther Dunphy è un fervente cristiano evangelico di Muskegee Falls in Ohio, convinto di essere un “soldato di Gesù”, che Dio gli parli e che abbia scelto proprio lui per una missione: fermare il medico che da qualche mese pratica aborti in una clinica pubblica della cittadina. Augustus Voorhees è un medico progressista convinto da sempre che spetti alla donna il diritto di decidere per se stessa e per questo pratica anche interruzioni di gravidanza. Quando, una mattina, Luther Dunphy spara a Augustus Voorhees e a un suo collaboratore, ammazzandoli, non mette fine solo alla vita del suo nemico e alla sua libertà, ma coinvolge e sconvolge per sempre anche la vita di entrambe le loro famiglie. Le mogli, ma soprattutto le figlie, dovranno per sempre fare i conti con quel giorno che ha cambiato le loro vite. Naomi, la figlia del medico, dovrà riuscire a ricostruirsi un futuro tra rabbia, odio, disperazione e assenza; Dawn, quella dell’assassino, cresciuta nella fede cieca del padre, dovrà fare i conti con le insicurezze, i dubbi e le responsabilità che ricadranno sulle sue spalle.



“Vigil” di George Saunders, di George Saunders
“Shadow Ticket”, di Thomas Pynchon
“Cool Machine”, di Colson Whitehead
Nel 2026 usciranno o saranno tradotti in Italia gli ultimi romanzi di tre dei miei autori preferiti. Non vedo l’ora e spero di poterne scrivere presto.


