Arriva al terzo appuntamento la rassegna letteraria “Traduzioni” a cura del blog Tre Buoni Motivi per Leggere e Unitre Arenzano Cogoleto, con la collaborazione del Comune di Arenzano.
Dopo aver parlato dell’importanza di tradurre le emozioni con le parole giuste con la scrittrice Sara Rattaro, e dopo la traduzione da romanzo a graphic novel con l’autore Bruno Morchio e l’illustratore Marco D’Aponte, domenica 16 febbraio 2025 si parlerà della traduzione delle parole da suoni a lingua dei segni.
Appuntamento alle 15,30 nella sala Peppino Impastato di Villa Mina (via Zunino, Arenzano) con la giornalista e scrittrice Tiziana Cecchinelli che ha raccontato la sua particolare esperienza di vita in “Peccato, io non sono sorda!” (Erga, 2019) e “Parlami, non ti sento” (Erga, 2023).
Introduce l’incontro Stefania D’Alessandro, presidentessa di Unitre Arenzano Cogoleto. Dialogano con l’autrice Valentina Bocchino e Simone Farello di Tre Buoni Motivi per Leggere.
“Peccato, io non sono sorda!” è l’autobiografia dell’autrice, la storia di una bambina udente nata e cresciuta da genitori sordi: due mondi distanti tra loro, il cui unico collegamento è lo spazio creato dal vivere assieme. Una terra di mezzo dove vivono tutti i figli udenti di genitori sordi e i familiari di persone con disabilità. Due mondi e due modi di comunicare, con la voce e con le mani. Perché il linguaggio dei segni non traduce solo la parola ma rende accessibili le emozioni e il dialogo con gli altri.
La disponibilità degli altri verso chi parla con i segni è uno dei temi al centro di “Parlami, non ti sento“: in questo libro Cecchinelli ha raccolto storie di donne che hanno dovuto far fronte a una forma di disabilità che colpisce la sfera più importante delle relazioni umane: la voce e quindi il linguaggio. E che hanno dovuto fare i conti con una forma di sordità peggiore di quella fisica: quella di una società che rifiuta la diversità, che scarica sulle donne il peso della cura, che conosce come unico percorso quello di guarire tornando normali. Sono storie di riscatto, della capacità di queste donne di conquistare la loro voce e di lottare per conquistare la propria autonomia, facendosi strada si nel mondo del lavoro e nella vita sociale, trovando il loro modo di essere madri e sorelle senza cancellare la propria identità di persona.


