“Boy” di Takeshi Kitano: semplicemente Giappone

SUL LIBRO

Giappone allo stato puro: finali aperti, introspezione, ricordi, "nostalgia felice", una spiccata sensibilità. Il tutto legato a un'azione veloce e ritmica che mi ha tenuta incollata alle pagine del libro fino alla fine

Reduci dal nostro bellissimo viaggio di nozze in Giappone, curiosando tra i libri di Simone mi è capitato di trovare e divorare tutto d’un fiato “Boy” di Takeshi Kitano. In realtà non è stato un ritrovamento casuale ma il frutto di una serie di giri incredibili: stavamo parlando della nostra visita al Palazzo del Governo Metropolitano di Tokyo, da cui si può godere di una fantastica (e gratuita) vista della città dall’alto, monte Fuji compreso. In questo scenario, c’era un pianoforte lasciato al libero utilizzo e un ragazzo che si era messo a suonare un brano che ho subito riconosciuto: era “Summer” di Joe Hisaishi, una delle tante musiche scoperte per caso su Spotify e Youtube, di cui mi ero innamorata tanti anni fa. Ora, “Summer” è la colonna sonora del film “L’estate di Kikujiro” (1999) di Takeshi Kitano, considerato uno dei più importanti registi orientali viventi. Quando ho nominato Kitano, Simone si è subito ricordato di avere un suo libro, e dunque ecco qua “Boy”, scritto nel 1987 (l’anno della mia nascita) ma pubblicato in Italia nel 2010 da Alberto Castelvecchi Editore.

La trama in breve

Sono tre racconti: “Il campione dal kimono imbottito“, “Il nido delle stelle” e “Okamesan“. Il primo parla di due fratelli che ricordano un episodio legato alla scuola e a una gara di atletica molto attesa con un campione decisamente particolare; il secondo è il racconto di due fratelli rimasti senza papà, con una mamma che si sta costruendo una nuova vita con un altro uomo, e che si rifugiano nella passione per l’astronomia trasmessa dal padre. Infine, il terzo è il racconto di uno studente che da Tokyo arriva a Kyoto per compiere una ricerca storica ma si imbatterà in un gruppo di personaggi poco raccomandabili e una ragazza ribelle.

Tre buoni motivi per leggerlo

1 Perché è Giappone allo stato puro: finali aperti, introspezione, ricordi, “nostalgia felice”, una spiccata sensibilità. Il tutto legato comunque a un’azione veloce e ritmica, con una buona forza visuale, che mi ha tenuta incollata alle pagine del libro fino alla fine. I tre racconti sono come disegni appena tratteggiati che ci portano nelle vite di diverse persone, al tempo di alcuni episodi che le hanno toccate e, a volte inconsciamente, formate. Il lettore, come se fosse in una macchina del tempo, passa, guarda, e viene proiettato al racconto successivo.

2 Perché Takeshi Kitano affronta in particolare – con un tocco agrodolce – i temi dell’infanzia e dell’adolescenza e del passaggio all’età adulta con i suoi riti, le speranze, i sogni e le delusioni. Anche quelle che aiutano a crescere. In poche pagine si spazia dal rapporto con gli amici a quello con i fratelli, dal bullismo ai primi approcci con il mondo dell’amore. Ne esce un trittico di storie intime che ho trovato allo stesso tempo divertenti e tenere.

3 È un libro molto veloce, si legge tranquillamente nel giro di un giorno (o poche ore, dipende da quanto tempo avete) con le sue appena 120 pagine.

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