Baseball, lo sport del sogno americano ma non solo: 3 libri (+1) da leggere

Se il calcio, sport nazionale in moltissimi paesi, ha avuto un rapporto difficile con le Olimpiadi, molto peggio è andata al baseball, lo sport più popolare degli Stati Uniti d’America. Forse oggi non il più seguito, ma di certo quello più americano.

Il baseball, e la sua versione femminile – softball – è riuscito a diventare disciplina olimpica solo nel 1992 a Barcellona, per poi essere estromesso dopo solo 5 edizioni a Londra 2012. A Tokyo 2021 ci sarà per un motivo non del tutto noto: è anche il principale sport di squadra giapponese, così come lo è a Cuba e in alcuni paesi del centro America. Effetti dell’imperialismo Usa? In buona parte sì, ma questa è… un’altra storia.

Di certo il baseball è forse lo sport più cinematografico: i suoi tempi lenti, la sua geometria in un vasto spazio, la spettacolarità del colpo più ambito – il fuori campo – e l’ossessiva ritualità ne hanno fatto oggetto privilegiato di grandi film. Ma è straordinario anche il suo contributo alla letteratura, ovviamente in particolare quella americana. Oltre ad uno dei fumetti più amati in tutto il mondo: Charlie Brown.

Il baseball è uno sport in cui un uomo – il battitore – gioca contro tutta una squadra raccolta intorno al lanciatore, che ha il compito di eliminare i battitori. Dopo tre lanci vincenti – detti strike – un battitore è eliminato. Molto interessante è anche il senso di dilatazione del baseball, uno dei pochi sport che non prefissa la durata di un incontro e forse l’unico in cui una partita può essere sospesa per “manifesta superiorità” di una delle due squadre. È una disciplina che dilata i confini spazio temporali e quelli umani.

Vi suggeriamo tre libri più uno con protagonisti il campo a forma di diamante.

STRIKE 1

“Il grande romanzo americano” di Philip Roth, Einaudi. Sì, quello che moltissimi considerano il più grande scrittore del secondo ‘900 e il più grande defraudato del premio Nobel ha dedicato un brillante, esilarante, emozionante romanzo al suo sport preferito. Ambientato nell’immaginaria Patriot League che deve difendersi da un complotto comunista, ha come protagonista la scalcinata squadra dei Munys di Port Rupper, impegnata nella battaglia più importante di tutte: la sopravvivenza. E’ impossibile riassumere i personaggi immaginifici a cui Roth affida il suo umorismo e il suo stile, al servizio di una storia che, si capisce, Roth si è maledettamente divertito a scrivere. Il lettore non può che ringraziare.

STRIKE 2

“Il Migliore”, di Bernard Malamud, Minimum Fax. Se avete visto l’omonimo film con Robert Redford: dimenticatevelo. Questo breve romanzo di uno dei più grandi autori di short novel di tutti i tempi è l’epopea di un uomo destinato ad essere un vincente continuamente alle prese con il destino stesso. E’ la storia di come si cade, di come ci si rialza e di come non si possa mai smettere di scegliere dove orientare la propria vita. Anche qui è in gioco il sogno americano: ma in tutte le sue sfumature, in tutte le sue eclatanti contraddizioni. Il film ne ha tradito lo spirito ma ne ha conservato una caratteristica: l’empatia che si crea con chi legge la storia.

STRIKE 3

“Il gioco di Henry”, di Robert Coover, Fanucci. Maestro di tutti i grandi del postmoderno venuti dopo di lui, Coover è un autore poco conosciuto in Italia e dobbiamo alla piccola casa editrice Fanucci la pubblicazione di questo romanzo tanto spietato quanto avvincente. Henry è un tifoso sfegatato di baseball che ha inventato un gioco da tavolo tutto suo per riprodurre le partite (un fanta baseball o un gioco di ruolo ante litteram, con tanto di dati e schede). Come tutti i tifosi ha il suo giocatore di fantasia favorito, che durante un match simulato muore, colpito da un lancio assassino. Per Henry è la fine, il passaggio da un’alienazione a un’altra. Pochi romanzi come questo hanno rappresentato a cosa possa portare la passione ossessiva per uno sport e per un campione. Anche se immaginario.

FUORI CAMPO

“Underworld”, di Don Delillo, Einaudi. C’è chi sostiene che questo romanzo del 1997 sia uno dei più grandi se non il più grande del ‘900. Di certo per chi lo ha letto resterà sempre indelebile il lungo prologo, che racconta come un ragazzo riuscì ad afferrare la pallina del fuori campo che decise la finale del Campionato 1951 tra i New York Giants e i Brooklyn Dodgers. Intorno a quella pallina, perduta, ritrovata, venduta, acquistata, comunque sempre desiderata come il feticcio di un’intera epoca, Delillo ricostruisce mezzo secolo di storia, con la sua capacità di tracciare le nevralgie dei tempi, la sismografia della società. Tutto ciò che è fuori campo. Letteratura allo stato puro.

Il Comitato Olimpico Internazionale ha già deciso che il baseball non ci sarà, a Parigi 2024. Non resterà che leggerne.