Da pochi giorni si sta svolgendo la centodecima edizione del Tour de France: l’ennesima tappa di una storia lunga più di un secolo. Una storia molto affascinante.
Alla fine dell’800 i velocipedi e i tricicli prima, i tandem e le biciclette poi, invadono le strade bianche d’Europa (bianche perché l’asfalto è ancora da venire e il paesaggio normale è la terra che si solleva di polvere quando passano i ciclisti). Le macchine a due ruote diventano protagoniste di una vera e propria rivoluzione della mobilità e dei costumi sociali.
La trama in breve
La bicicletta è sport, competizione, turismo, avventura e, soprattutto, oggetto di uso quotidiano, che modifica i paesaggi urbani e apre nuove possibilità per uomini e donne. Questa straordinaria trasformazione è stata raccontata da tanti scrittori e cronisti, ma molti appassionati di bicicletta sono rimasti nell’ombra o nelle pieghe delle loro pagine. Il giornalista Claudio Gregori, nel piacevolissimo volume “I vagamondi – Scrittori in bicicletta” (66thAnd2nd, 2023), ci racconta quanto la bici sia stata importante nella vita di tante autrici e tanti autori, alcuni davvero insospettabili.
Iinziando con l’inventore di Arsène Lupin, Maurice Leblanc, e finendo con il premio Nobel Gabriel Garcia Maquez, l’autore ci racconta la vita di 30 “vagamondi” (definizione di Gianni Brera) dal punto di vista del loro sellino. Ci sono H. G. Wells e Arthur Conan Doyle, Colette e Oriana Fallaci, Dino Buzzati e Samuel Beckett, Marie Curie e Albert Einstein, Pier Paolo Pasolini e Alfred Jarry (il mio episodio preferito) e tanti altri che è bello scoprire capitolo dopo capitolo.
Tre buoni motivi per leggerlo
É un libro che piacerà a chi ama la bicicletta, a chi ama la letteratura e, soprattutto, a chi ama la libertà. Sono già tre buoni motivi per leggerlo, ma noi ne aggiungiamo altri tre.
1La magia della bici è vista soprattutto attraverso gli occhi dei pionieri, di coloro che la vivono come l’esperienza di una modernità che solo il treno aveva rappresentato in modo altrettanto forte. Nemmeno l’avvento dei motori cancellerà la bicicletta, che infatti fa ancora oggi trepidare i cuori, scompigliare i capelli al vento, scattare i muscoli. Gli scrittori raccontati da Gregori cantano la bicicletta e i ciclisti ma, soprattutto, vanno in bicicletta (o desidererebbero tanto andarci, come accade a Edmondo De Amicis), spesso rischiando, qualche volta cadendo in capitomboli che diventano magnifici racconti.
2Particolarmente interessante è scoprire quanto la bicicletta sia stato un mezzo di emancipazione per le donne, libere finalmente di muoversi da sole, senza dover salire sua qualche mezzo guidato dagli uomini. Le prime cicliste fanno scandalo ma se ne infischiano. Fanno grandi imprese (a volte poco o per nulla conosciute) e non si arrendono mai, né ai pericoli né alle maldicenze. Le donne, in bicicletta, fanno anche la Resistenza, come Oriana Fallaci. Talvolta, grazie alla bicicletta, conoscono l’amore, come accade alla giovane Jeanne con Émile Zola. Una meravigliosa rivoluzione che Gregori racconta con passione e un ritmo da vero passista della scrittura.
3Attraverso i personaggi raccontati, scopriamo anche la storia di alcuni grandi del ciclismo e, soprattutto, capiamo perché questi sportivi siano ancora oggi l’oggetto dei sogni di tanta gente, quando attraversano le strade del Tour o del Giro d’Italia. Perché ci assomigliano. Perché fanno fatica, perché sono fragili, perché volano e guardandoli possiamo pensare di volare anche noi. Perché anche i lettori, come gli scrittori, sono vagamondi.



