Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la letteratura nel 2010, si è spento oggi all’età di 89 anni nella sua Lima. É stato uno scrittore straordinario, tra i più importanti del ‘900 e di questo primo quarto di XXI Secolo.
Impossibile sintetizzare la sua opera, ricca di romanzi che hanno lasciato il segno ben oltre i confini dell’accademia, come dimostra il successo de “La zia Julia e lo scribacchino” o “I quaderni di Don Rigoberto” sino ad “Avventure della ragazza cattiva”.
Ma Vargas Llosa, che ha sempre occupato un posto importante e scomodo nel dibattito pubblico e politico (è stato anche candidato alla presidenza del Perù), senza mai tirarsi indietro, è stato soprattutto un analista del potere, della sua violenza e dei toni grotteschi in cui tende a manifestarsi.
Durissimo, e bellissimo, è il suo esordio “La città e i cani”, ambientato nella comunità dei cadetti della scuola militare di Lima e il cui giovane protagonista Puma è uno di quei personaggi che si imprimono nella memoria del lettore. Sconvolgente è “Il sogno del Celta”, che racconta la storia del patriota irlandese Roger Casement, primo europeo a denunciare le condizioni schiavili delle popolazioni colonizzate nel Congo Belga e poi in Perù. Scritto da Vargas Llosa per rispondere a “Cuore di Tenebra” di Joseph Conrad ne è in realtà una sorta di espansione: una prova che solo un grande autore poteva sostenere. La sua visione sferzante e illuminante dei meccanismi e dei personaggi che, dietro le quinte della storia, muovono i destini degli uomini, assume il tono della satira in “Crocevia” e in “Tempi duri”, di cui ci siamo occupati sul nostro blog.
Senza giri di parole e senza rischiare di esagerare, con Mario Vargas Llosa se ne va un gigante: chi lo seguiva e lo amava, lo rimpiangerà, chi non lo conosceva speriamo abbia ora il motivo per scoprirne l’opera (tutta pubblicata in Italia da Einaudi) e riconoscerne il valore.


