“Il cielo in gabbia” di Christine Leunens: anatomia di un’ossessione d’amore

SUL LIBRO

Da questo libro il film "Jojo Rabbit", che ha ottenuto 6 nomination all'Oscar e vinto la statuetta per la miglior sceneggiatura non originale

Christine Leunens, scrittrice belga – neozelandese, ha scritto “Caging Skies” nel 2004. Nel 2006 venne pubblicato dalla mai abbastanza compianta Meridiano Zero con il titolo “Come semi d’autunno”, passando sostanzialmente inosservato. Nel 2019 la regista neozelandese Taika Waititi vi si è ispirata per il film “Jojo Rabbit”, che ha ottenuto 6 nomination all’Oscar e vinto la statuetta per la miglior sceneggiatura non originale, con la storia di un bambino che ha come Hitler come amico immaginario. Sempre nel 2019 l’editore SEM ha riproposto il romanzo con il titolo “Il cielo in gabbia”, tradotto da Maurizia Balmelli. In realtà non serve chiedersi se è meglio il libro e il film, perché sono due opere completamente diverse. E se il film è emozionante, commovente e duro; il romanzo è perturbante, inquietante, durissimo. E bellissimo.

La trama in breve

Siamo a Vienna, dopo l’annessione alla Germania nazista. Il giovane Johannes vive con i genitori e la nonna ed è un convinto membro della gioventù hitleriana. Poco dopo l’inizio della guerra rimane mutilato di un braccio e gravemente sfigurato nel volto, quindi costretto al congedo a casa.

Qui scopre che i suoi genitori, due oppositori del regime, nascondono in casa Elsa, una ragazza ebrea amica della sua sorella morta. Johannes non la tradisce e, anzi, se ne innamora. Poi la madre viene uccisa e il padre fatto prigioniero e quando la guerra finisce Johannes decide di mentire a Elsa, raccontandole che i nazisti hanno vinto e che la sua unica salvezza è rimanere nascosta. E amarlo.

La menzogna durerà decenni e il romanzo è la storia di questo amore rinchiuso in una gabbia di menzogne.

Tre buoni motivi per leggerlo

“Il cielo in gabbia” non è un libro comodo, ma ci sono diversi buoni motivi per leggerlo.

1Christine Leunens ha scritto uno di quei libri che si divorano e mentre lo fai ti divorano, come fa “Trilogia della città di K.” di Ágota Kristóf. Vuoi leggere cosa succede, ma hai paura di quello che succederà. Questo effetto è acuito dalla narrazione in prima persona di Johannes, che chiarisce sin dall’inizio che questo è il resoconto di come ha vissuto e fatto vivere in una fantasia ossessiva la ragazza che ha prima salvato e poi tenuta prigioniera. Non riusciamo mai a provare empatia per lui, tranne che quando ci viene il sospetto che Elsa sia consapevole di questa menzogna e la sostenga non per una sindrome di Stoccolma, ma perché forse uscire in un mondo dove tutto ciò che avevi è stato cancellato è peggio che essere rinchiusa in un inganno.

2“Il cielo in gabbia” non è solo un libro sull’orrore della guerra e del fanatismo, ma è un libro su come la pace non possa essere più la stessa pace per chi ha vissuto la guerra. Il dopoguerra di Johannes, di sua nonna e di suo padre è un continuo corpo a corpo con il desiderio di rimuovere le colpe collettive di chi aderì al nazismo e l’incapacità di sanare i traumi psicologici delle vittime sopravvissute. Johannes era un nazista ed è rimosso, dimenticato e l’unica cosa che può redimerlo è un segreto, che se pronunciato gli porterebbe via la sua unica ragione di vita, Elsa. La guerra può fare questo: far perdere tutto, a partire dalla ragione.

3Raramente si incontra un congegno narrativo così articolato e avvolgente, a tratti surrealista. Qualche volta Leunens è costretta a sacrificare la logica alla tensione narrativa, ma alla fine si rivela un peccato veniale rispetto al risultato complessivo. Del resto la grande abilità nella gestione della trama bilancia la claustrofobia dell’atmosfera e l’espressionismo di alcuni passaggi che non nascondono nulla del male che viene raccontato. Un libro senza redenzione ma non senza speranza, grazie a un finale che costringe il lettore a ripensare i personaggi e la loro vicenda da un punto di vista sino a quel momento inesplorato. E il film “Jojo Rabbit” non è fedele al libro, ma oltre ai suoi meriti intrinseci ne ha anche un altro: far scoprire un’autrice che ha molte cose da dire e sa come scriverle.

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