Tre buoni motivi per leggere “Piccoli addii” di Giovanni Mariotti

Tempo di lettura: 1 minuto

3 out of 5 stars (3 / 5)

Piccoli e deliziosi ricordi di un tempo passato


Un piccolo regalino, una sorpresa trovata sotto il cuscino: così Simone quando ha visto in libreria “Piccoli addii” (Adephi, 2020) di Giovanni Mariotti ha pensato a me. Un piccolo libro (106 pagine), brevi racconti di vita vissuta, lettura piacevolissima. Ecco perché:

1 Perché sono piccoli ricordi di cose che non ci sono più, ma che a me hanno ricordato i nonni e i loro racconti, insieme a oggetti conservati in casa quasi come reliquie, per i figli e i figli dei figli, per ricordare come si viveva una volta. Le calze velate con la riga in mezzo, la volpe d’armadio, la carta assorbente (quella che si usava per asciugare l’inchiostro quando si scriveva con il pennino o la stilografica), le sigarette vendute sciolte, e tanto altro. Un insieme di racconti, che lasciano trasparire una leggera “saudade” che però non è mai dolente, tanto più importanti man mano che i testimoni diretti, pian piano, scompaiono.

2 Perché sono racconti brevissimi, ricordi estremamente scorrevoli, da leggere tutti d’un fiato o da centellinare. La collana “Microgrammi” di Adelphi, nata da meno di un anno, è fatta apposta: poche pagine, dimensioni ridotte, sta in borsa e non occupa spazio.

3 Gli scritti di Mariotti sono comparsi sul “Corriere della Sera” nel 2004, in occasione della rubrica estiva “Piccoli addii alle cose della vita”: brevi congedi da un mondo che non c’era più. Qui li ha ripresi, ha aggiustato i testi e ha aggiunto materiale ripreso qua e là. La prima parte del libro è legata all’infanzia dello scrittore, in campagna. E poi, la vita in città nel dopoguerra.

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