L’intelligenza artificiale è uno dei grandi temi di quest’anno: ne abbiamo parlato diverse volte su questo blog e, a marzo, ho avuto l’onore di far parte del primo gruppo di giornalisti italiani che hanno partecipato a un’esperienza di formazione internazionale a Malaga proprio sul rapporto tra IA e giornalismo.
Anche la letteratura si sta sbizzarrendo sulle sfide e soprattutto sui grandi interrogativi che ci pone questa tematica. L’intelligenza artificiale darà il colpo di grazia a tanti mestieri creativi che già normalmente faticano a trovare un giusto riconoscimento sociale ed economico? È ancora presto per dirlo e come al solito il mondo si divide tra catastrofisti e fiduciosi.
Tra i libri interessanti di quest’anno, segnalo “Only Art” a cura di autori vari, edito da Marotta & Cafiero, casa editrice piccola ma sempre più vivace e al passo con i tempi.
Ecco tre buoni motivi per leggerlo:
1. L’OnlyFans degli artisti
Sono racconti distopici (tra cui una micro graphic novel), ambientati, in un futuro molto prossimo, in cui a parlare sono artisti il cui lavoro è stato ormai superato dall’intelligenza artificiale, più precisa e a buon mercato.
Nelle stanze di uno squallido motel si intrecciano i destini di ex scrittori, giornalisti, grafici, performer, ballerini, poeti, tutte mansioni sostituite dall’IA. Per sopravvivere, sono costretti a esibirsi su commissione iscrivendosi a una piattaforma che si chiama Only Arts (il riferimento a OnlyFans è più che chiaro). Una sorta di prostituzione intellettuale: gli utenti sfogliano i profili, pagano un abbonamento e poi possono chiedere agli artisti le cose più strane e ovviamente anche quelle più perverse o proibite – come i deepfake, o dipingere sì ma nudi – che i filtri dell’IA bloccano.
2. L’autenticità diventa una stranezza da freak
Troviamo dunque l’ex scrittore famoso che, in cambio di soldi, rivela particolari della sua vita privata, il grafico che elabora fotomontaggi illegali (spesso, ça va sans dire, a sfondo erotico), l’ex giornalista che racconta bugie che l’IA non può raccontare, l’ex autore teatrale che assiste alle vite degli altri e conversa con loro, assorbendo i problemi di un’umanità persa.
Non tutte le richieste sono a sfondo erotico o illegale: c’è chi cerca l’autenticità umana con tutte le sue tipiche imperfezioni, che però in questo contesto diventa una stranezza, una cosa per tipi particolari, direi per freak, mentre il resto del mondo ormai si affida all’intelligenza artificiale. Attenzione però alle insidie dell’IA, perché neanche Only Art ne è immune…
3. Finiremo tutti così?
È la domanda da un milione di dollari. Certo, un utilizzo consapevole dell’IA – che dobbiamo imparare da subito – può far sì che questo strumento diventi un aiuto anziché un usurpatore. È l’auspicio migliore.
Ma se formare tutti è una sfida ardua, a preoccupare è soprattutto l’uso che ne faranno i colossi per scopi economici. Super potenze che abbiamo (cittadini e Stati) aiutato a crescere a dismisura senza porci troppe domande: e noi come stron*i rimanemmo a guardare, per parafrasare l’omonimo film di Pif. Non resta che sperare, mentre impariamo un uso etico, che le istituzioni impongano regole serie e valide per tutti. L’Unione Europea, come spesso avviene, è all’avanguardia: ma dovrà imparare a rafforzarsi e a parare i colpi.


