Sport e tempi sospesi: il caso de “Il Silenzio” di Don DeLillo

Mancano meno di due settimane all’inizio delle Olimpiadi di Tokyo, quando i nostri portabandiera – la tiratrice Jessica Rossi e il ciclista Elia Viviani – sfileranno in uno stadio senza pubblico, perché la pandemia non è ancora finita.

Eppure domenica sera, guardando Wembley pieno di tifosi, sembrava di nuovo tutto normale. E la festa per l’Italia Campione d’Europa di calcio distrarrà ancora per giorni il Paese dalle Olimpiadi e dai sogni che lì si inseguiranno a fusi orari di distanza.

Siamo ancora sospesi, come nel libro di Don DeLillo “Il silenzio”, già recensito sul sito. Un racconto che fa intravedere i segreti del nostro tempo, con squarci di verità raccolti nel quotidiano delle persone. Ed è stupefacente che sia il grande scrittore americano a fotografare la magia e la mistica del calcio, così diversa da quella di tutti gli altri sport. A parlare è Martin, insieme a Diane e Max, prima di essere immobilizzati nel balckout tecnologico che silenzierà tutti gli USA (e forse tutto il mondo) durante il Superbowl: “Una cosa che mi ha tenuto letteralmente incollato alla televisione è stata la Coppa del mondo di calcio. Una competizione di portata planetaria. La palla la puoi calciare, colpire di testa, ma non puoi toccarla con le mani. Tradizioni antichissime. Intere nazioni coinvolte fino all’inverosimile. Una religione condivisa. I giocatori sconfitti si buttano a terra in campo.

– Si buttano a terra anche quelli che vincono – disse Diane. – 

In ogni nazione piazze enormi gremite di gente, la Coppa del mondo, tifosi che esultano, tifosi che piangono.

– Tifosi che si buttano a terra per strada –

– Una volta mi sono soffermato a guardare, solo qualche istante. Tutti quei coglioni che fingevano di subire fallo – disse Max. – Ma poi che razza di sport è uno dove non puoi usare le mani? L’unico che può toccare la palla è il portiere. E’ la repressione autoimposta di un impulso naturale. La palla ti arriva. E tu l’afferri e corri. E’ una cosa normale. L’afferri e la lanci -.

– La Coppa del mondo – ripetè Martin, la voce un sussurro. – Non riuscivo a smettere di guardare -“. 

Forse è solo un gioco, ma nel gioco c’è tutto un mondo.