Lo scrittore giapponese Furukawa Hideo ha scritto “Tokyo soundtrack” nel 2003, ambientandolo nel 2009. Il romanzo è pubblicato in Italia nel 2018 da Sellerio, nella bella traduzione di Gianluca Coci, e leggendola nel 2024 è quasi incredibile vedere quante profezie dell’autore si siano avverate o rischino di avverarsi.
Ma questo è solo uno dei motivi di interesse di un’opera multiforme, magmatica e dai toni decisamente pulp-pop. Un romanzo che a volte sembra un manga, a volte un video musicale, a volte un video gioco, a volte un film, spesso tutte queste cose insieme.
La trama, in breve
Difficile condensare 784 pagine piene di cose, ma la trama, in certi sensi, coincide con i protagonisti, che sono cinque. Innanzitutto Touta e Hitsujiko, due bambini che per caso si trovano entrambi naufraghi sulla disabitata Isola delle Capre. Sopravvivono e quando vengono trovati sono trattati come fratelli, anche se il loro legame è ben più forte, anche quando verranno separati. Sull’isola turistica dove vengono cresciuti lei trova una famiglia adottiva che la porta a Tokyo, lui è troppo irrequieto e a Tokyo ci andrà più avanti, da solo.
Ed è Tokyo, la terza protagonista: una città che si sta tropicalizzando, stretta nella morsa del caldo e delle epidemie. Una città dove milioni di immigrati vivono in baraccopoli o sottoterra e i giapponese organizzano ronde per difendere i quartieri. In questi spazi si muove Lena, immigrata libanese che può cambiare genere a piacimento, ragazzo o ragazza. Lena è in caccia: deve vendicare il suo amico corvo, il quinto protagonista, a cui hanno ucciso la compagna. La sua strada incrocia quella di Touta e intanto Hitsujiko, che sa usare la danza come un’arma distruttiva, ha raccolto intorno a sé tre studentesse della sua scuola cattolica per sfidare e sconfiggere chi vuole trasformare Tokyo in una città inospitale e violenta. Tre ragazzi, una città e un corvo che incrociano i destini con tanti altri personaggi altrettanto indimenticabili.
“Tokyo soundtrack” è un romanzo impegnativo per le sue dimensioni ma così pieno di idee, situazioni e sorprese da valere (almeno) tre ottimi motivi per leggerlo.
1. Giovani ribelli in una Tokyo pre apocalittica
Nella cultura pop giapponese il tema post apocalittico è sempre stato molto presente, da Ken il Guerriero ad Akira, passando per Godzilla. In “Tokyo Soundtrack” siamo agli albori di un’apocalisse possibile, in una città stretta tra il cambiamento climatico e la crisi di società opulenta che ha bisogno dei migranti ma li rifiuta (vi ricorda qualcosa?). Ma il vero punto di forza della storia di Hideo sono i suoi antieroi: una ragazza, un ragazzo e un ragazzo/ragazza che grazie alla loro capacità di stringere alleanze, di non rimanere da soli, si ribellano e dai margini sferrano un attacco implacabile al centro delle cose.
Hitsujiko è una Sailor Moon punk e anarchica; Lemi è una Ranma ½ implacabile e Touta è un samurai del XXI secolo. In un paese come il Giappone, dove si protesta molto poco, i protagonisti di Furukawa Hideo sono un’autentica sfida: vinta.
2. Una scrittura che sembra una colonna sonora
La musica è importantissima, in questo libro. Perché Touta è incapace di capire la musica, come scopre il suo insegnante quando prova a fargli sentire la sua collezione di cassette su cui sono registrati i rumori di Tokyo (le Tokyo soundtrack/tracce, appunto) e Hitsujiko trasforma in un’arte marziale collettiva e inarrestabile la sua capacità di danzare. Ma è la scrittura di Furukawa Hideo ad essere estremamente musicale, con continui cambi di ritmo. Una scrittura che sa rallentare e poi accelerare, preparare la tensione e quindi farla deflagrare per poi riportarla a una speciale armonia. Così ogni personaggio ha la sua melodia e il romanzo è come una playlist in cui il lettore può scegliere i propri brani preferiti. Il mio è quello che coincide con il capitolo in cui si forma la crew di Hitsujiko: quattro personaggi femminili che meriterebbero un film tutto pe loro.
3. La forza liberatoria del caos
Furukawa Hideo è uno scrittore molto particolare nel panorama giapponese. Anche se si ritrovano molti elementi comuni alla tradizione (filoni narrativi densi e importanti che si interrompono di colpo e un finale molto aperto), ciò che lo contraddistingue è un caos che non è confusione ma ricchezza. Come i suoi personaggi, l’autore è libero, irriverente, anticonvenzionale e affronta questioni complesse come le migrazioni nel mondo globale, il clima e l’identità di genere. In un periodo in cui il romanzo occidentale sembra aver abbandonato ogni velleità sperimentale per dedicarsi al realismo, Hideo mette il fantastico al potere, proprio dove i lettori si aspettano di trovarlo.



