Tre buoni motivi per leggere “L’anima della festa” di Tea Hacic-Vlahovic

Tempo di lettura: 2 minuti

3.5 out of 5 stars (3,5 / 5)
  • Divertente
  • Personaggi forti
  • Si “scola” in pochi giorni

Ammetto che a volte vado a fare un giro sui libri in ‘prestito’ di Amazon Prime Read, e così ho trovato per puro caso il libro “L’anima della festa” di Tea Hacic-Vlahovic (Fandango, 2021, traduzione Francesco Graziosi) che mi ero già segnata dopo averlo visto sul sito della casa editrice. L’ho subito messo sul Kindle, e l’ho divorato.

La trama, in breve: Mia è una ventenne americana con origini croate che si trova a Milano per studiare arte. Lavora per un’importante Pr di Milano e si trova a organizzare – e vivere – le feste più folli del mondo della moda. È venuta in Italia per sfuggire ai suoi problemi ma ne ha trovati solo di nuovi e più glamour. Nonostante il lusso che la circonda, Mia non sta bene: soffre di disordini alimentari, si “ingozza” di un lavoro molto cool ma super precario, con contorno di un “fidanzato” inaffidabile. Mia si abbandona agli alti e bassi che la droga e gli uomini possono offrire, solo per rimanere sempre e di nuovo sola con se stessa.

Ecco perché leggerlo.

1 La scrittrice fa dell’ironia la sua arma vincente, e gli episodi che racconta, per quanto cupi (e purtroppo assolutamente verosimili), finiscono per essere conditi da un humor nero cinico ed esilarante. È una dark comedy che non ha una vera e propria trama, Mia racconta in prima persona della sua vita e di alcuni episodi che le capitano, ma il ritmo è molto buono. Ma fa anche riflettere su tutte queste vite spinte al limite da uno stile di vita eccessivo: puoi perdere l’innocenza se non l’hai mai avuta? Si parla anche di fragilità, violenza sulle donne, in una società sempre più nevrotica e che nasconde la propria debolezza dietro al “glamour”. Le tre parole in quarta di copertina riassumono bene il libro: tragico, divertente e acuto.

2 I personaggi sono molto forti e ben caratterizzati, improbabili e verosimili allo stesso tempo, protagonisti di “vite al limite” nei locali più famosi di Milano: dalla stessa Mia, che passa con disinvoltura da un ragazzo all’altro in una serie di squallide avventure aspettando il fidanzato (sposato) che ama umiliarla, alle sue coinquiline che come lei mangiano solo junk food per risparmiare i soldi per un cocktail, dalla sua capa che «è facile detestare, perché è una stronza. Ma è “stronza” soltanto perché è una donna. Lo so che è banale dirlo, ma è banale soltanto perché è così diffuso, questo problema» alla girandola di amici spiantati.

3 Come già detto, il ritmo è vivace e personalmente sono rimasta incollata alle pagine. Si legge davvero in pochi giorni, lo stile è fresco e brillante.

 

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