Tre buoni motivi per leggere “Piranesi” di Susanna Clarke

4 out of 5 stars (4 / 5)

Un labirinto letterario in cui è meraviglioso perdersi.


Dopo 15 anni torna al romanzo Susanna Clarke, osannata autrice di “Jonathan Strange & il signor Norrell’, e con “Piranesi”, edito da Fazi, si ripropone come una maestra della letteratura fantastica. Apprezzatissima da Neil Gaiman, la Clarcke è difficilmente inquadrabile in un genere. L’esito è una romanzo godibilissimo, dove il lettore è chiamato a risolvere enigmi, a riflettere sul rapporto tra fantasia e realtà, ad appassionarsi per la vicenda del protagonista, per il quale è impossibile non provare empatia. 

La trama, in breve: la Casa è una sequenza apparentemente infinita di vestiboli e saloni, tutti adornati da bellissime statue, ed ha tre livelli. Quello inferiore è occupato dalle acque marine, quello superiore è il Regno delle Nuvole e da esso scivolano cascate di acqua dolce verso i Saloni di Mezzo. Qui, vive Piranesi. Prima di Piranesi solo altre 13 persone hanno abitato il Mondo, e i loro scheletri sono custoditi dalla Casa. Piranesi è l’unico uomo a vivere nel Mondo, a parte l’Altro, con cui si incontra ogni martedì e venerdì. Piranesi è in perfetta armonia con il labirinto, lo esplora, cataloga le statue e tiene dei diari. Ma a un certo punto succedono due fatti straordinari: nella casa arriva, dall’esterno (l’altro mondo, che forse è il nostro), 16, che l’Altro presenta come un nemico, e Piranesi trova nei suoi diari tracce dimenticate del suo passato, che scrivono una storia inquietante e del tutto diversa… Chi è Piranesi? E a che mondo appartiene? Tre domande che ci portano ai tre buoni motivi per leggere questo libro.

1Susanna Clarke crea un mondo alternativo che innanzitutto è difficile collocare nel tempo. Tutto fa pensare a delle Ville Palladiane invase da una natura non ostile. Il richiamo al grande disegnatore di rovine Giovan Battista Piranesi è evidente ma anche fuorviante, perché la Casa non è un rovina: è un ambiente con una sua logica, una sua perfezione, il cui disegno è intellegibile solo parzialmente. La Casa, poi, è collegata con il nostro mondo, e l’Altro, ambiguo amico di Piranesi, viene chiaramente da lì, con il suo smartphone, che più che un anacronismo è una dislocazione. Così la trama della storia è un labirinto in cui naufragare è, apparentemente, dolce.

2“Piranesi” è una storia a enigma in cui il codice da decrittare è la scrittura. I diari di Piranesi porranno al protagonista il quesito sulla sua identità. I diari sono mappe per raggiungere l’identitò di Piranesi. Da essi emerge un intreccio tutto giocato nell’Altro Mondo nella cerchia dello scienziato spiritista Laurence Arne-Sayles, in cui spicca Sylvia D’Agostino, che voleva studiare Morte, Stelle e matematica. Un gioco di specchi? Sicuramente è una delizia per i lettori.

3Se il primo romanzo della Clarke chiamava in causa la magia, questo, in qualche modo, è un esercizio sulle possibilità dell’escapismo, l’arte della fuga. E l’arte del ritorno a casa, che è poi una controfuga. Insieme al protagonista e l’Altro, il motore della trama e degli accadimenti è la sedicesima persona, forse un esploratore dei Saloni, forse qualcuno che li abiterà nel futuro. Una persona che assomiglia molto a noi, i lettori.

Piranesi. E’ così che mi chiama. Il che è strano, perchè, per quanto io possa ricordare, non è il mio nome.

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