Un libro per i 40 anni dall’Heysel: la tragedia che ha cambiato il calcio per sempre

Il 29 maggio del 1985, allo Stadio Heysel di Bruxelles, morirono 39 persone, di cui 32 italiane, e 600 rimasero ferite, negli incidenti che precedettero la Finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. A 40 anni di distanza resta la tragedia più importante del calcio europeo, sicuramente quella che ha segnato in modo indelebile una generazione di tifosi della Juventus e non solo e che ha posto fine a un certo modo di vivere il calcio in Inghilterra.

Dopo quella partita, i club inglesi furono esclusi per anni dalle competizioni europee e questo diede a Margareth Thatcher l’opportunità di reprimere in modo brutale non solo gli hooligan ma l’intero football “working class”, creando le condizioni per il calcio gentrificato di cui la Premier League di oggi è l’apogeo.

Certo: la degenerazione del tifo aveva raggiunto livelli molto gravi, ma la strage dell’Heysel non fu solo causa degli hooligan del Liverpool, peraltro una delle tifoserie meno “temute” del panorama britannico. Le vittime furono provocate da una disastrosa gestione dell’ordine pubblico e dal crollo della famigerata Curva Z di uno stadio fatiscente e inadatto a ospitare una competizione così importante. E la violenza negli stadi non è certo scomparsa ma si è trasformata, come dimostra il libro “Fra gli ultras. Viaggio nel tifo estremo” di James Montague.

Grottesca fu poi la gestione del match, che si giocò in un clima da show must go on di cui si discute ancora oggi. E molto di quella partita si è scritto, ma nessun libro ne ha restituito l’autentica dimensione storica e umana meglio di “Il giorno perduto”, scritto a quattro mani da Gian Luca Favetto e Anthony Cartwright e pubblicato da 66thand2nd nel 2015, nel trentennale di quella partita maledetta.

Il romanzo è costruito secondo un montaggio alternando che segue il viaggio verso lo stadio di un giovane solitario tifoso del Liverpool e di quattro amici della provincia di Torino al seguito della Juventus. Christy è il prodotto della deindustrializzazione inglese degli anni ’80, reduce dai 365 giorni di sciopero dei minatori poi sconfitti dal governo Thatcher  e assomiglia al protagonista di un altro romanzo di Cartwright, proprio “Come ho ucciso Margareth Thatcher”. Il calcio per lui è un fattore identitario, forse l’unico, e la finale dell’Heysel rappresenta la ricerca di un riscatto che he forse non ci sarà mai. Il Mich, Angelo, Charlie e Miranda, invece non sanno ancora che la notte dell’Heysel sarà l’inizio del loro grande freddo in un’Italia che si credeva felice e invece stava per essere ingoiata dalla disillusione degli anni ’80.

“Il giorno perduto” è un libro bellissimo che usa un fatto che appartiene alla memoria collettiva di due popoli per raccontare una generazione, dimostrando come il calcio sia un elemento determinante nella nostra cultura, che merita di essere considerato e raccontato come tale.

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