Tre buoni motivi per leggere le fiabe popolari

5 out of 5 stars (5 / 5) Alla riscoperta delle tradizioni, al di là di Walt Disney


Questo non è solo un invito a leggere “Fiabe popolari italiane” a cura di Alberto Mari (Mondadori, 1994), diviso in tre tomi – nord, centro e sud – che custodisco gelosamente in casa. In realtà vuole essere molto di più: un invito a leggere le fiabe della tradizione. Non ho letto solo “Fiabe popolari italiane”, ho tantissimi altri libri del genere, ed ecco tre buoni motivi per leggerli:

1 Sono le fiabe di una volta, nude e crude, quelle che volevano insegnare la vita, anche nella sua intrinseca crudeltà. E non erano per forza cose solo per i più piccoli. Toglietevi dalla testa Walt Disney e le narrazioni edulcorate per bambini: queste sono storie di orfanelli a cui i giganti hanno mangiato i genitori, streghe che cucinano neonati, vecchine che per tornare giovani si scorticano, sorellastre che muoiono per l’invidia, e così via (senza tutti quei dettagli un po’ morbosi che oggi trovo vengano esaltati in maniera davvero eccessiva, a discapito del messaggio). Ma ci sono anche escrementi, peti, rutti, e tutti quegli elementi un po’ grotteschi che quando eravamo piccoli ci facevano tanto ridere. Che vi devo dire, io le ho lette da bambina mi piace leggerle anche adesso: non sono mai rimasta traumatizzata, né sono cresciuta con impulsi violenti… almeno credo.

2Perchè comunque in fondo il lieto fine c’è (quasi) sempre, e soprattutto l’insegnamento e la morale (oggi spesso scomparsi, o passati in secondo, terzo e anche quarto piano a vantaggio della sola spettacolarizzazione o, ahimè, della commercializzazione). Elementi che non mancano mai.

3 Come tutte le fiabe popolari, tramandate oralmente di nonni in nipoti – e non filtrate come alcuni autori hanno cercato di fare in seguito – sono brevi, facili da leggere e, nel caso della raccolta di cui sto scrivendo, sono riportate in un linguaggio semplice, spiccio, non privo di contaminazioni dialettali (ma comunque estremamente leggibile). Insomma, il curatore dei volumi ha davvero fatto il possibile per trascrivere le fiabe così come le racconterebbe un nonno.

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