Destinazione Giappone: 6 libri che ci hanno fatto viaggiare prima del viaggio

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Prossimamente Valentina ed io saliremo su un aereo che ci porterà a Tokyo per un viaggio in Giappone. É il nostro viaggio di nozze e la realizzazione di un nostro sogno. Perché il Giappone lo abbiamo intuito, vagheggiato, cercato nei manga e nelle anime, nelle serie tv, nei film, nei suoi colori e paesaggi unici, nei reportage e, soprattutto, nei libri.

Abbiamo riempito le valigie di guide e di taccuini, per prendere appunti, perché tutto ciò che ci colpirà possa diventare un ricordo, una suggestione o la didascalia delle migliaia di fotografie che sicuramente faremo.

Con noi avremo tanti biglietti da visita di Tre Buoni Motivi per Leggere, perché abbiamo imparato che ai giapponesi i biglietti da visita piacciono molto e perché sarà uno dei modi con cui porteremo con noi la nostra passione e il nostro sguardo, che un po’ proveremo a restituirvi, quando torneremo (giusto in tempo per non perderci il Salone del Libro di Torino).

Prima di partire abbiamo scelto tre libri a testa che ci hanno dato degli ottimi motivi per scegliere il Giappone.

Simone

1 Laura Imai Messina: ‘Tokyo tutto l’anno. Viaggio sentimentale nella grande metropoli’ (Einaudi, 2022). L’autrice è stata letteralmente rapita da Tokyo: è andata là per studiare e non è più tornata. Ha sposato un ragazzo giapponese, ha due figli e proprio con loro ha esplorato la città per un anno per raccontarcela, mese per mese, ideogramma per ideogramma, rito per rito, anche grazie alle bellissime illustrazioni di Igort. Un libro che oltre a restituirci una megalopoli che non sta mai ferma e cambia in continuazione, è scritto è costellato di lampi di autentica poesia. Noi avremo cinque giorni per tentare di afferrare un poco dell’essenza di questa città ma grazie al libro della Messina siamo sicuri che ci riusciremo: perché Tokyo ti viene incontro e non puoi che accoglierla.

2 Hideo Kojima: ‘Il gene del talento e i miei adorabili meme’ (451 di Bd Edzioni, 2021).  La mia generazione (sono nato negli anni ’70) è stata la prima a crescere con la cultura pop giapponese: i “robottoni”, Lupin III, i videogiochi. Proprio un creator di videogiochi è Hideo Kojima (famoso per la saga di Metal Gear) che ha scritto questa specie di memoir nerd dal punto di vista di un giapponese. I meme del titolo sono geni culturali che si trasmettono ed è davvero un viaggio bellissimo quello che l’autore compie e ci fa compiere raccontandoci come lui recepiva la cultura pop del suo paese e quella occidentale mentre noi ci appassionavamo alla sua. Nell’arte popolare c’è la promessa, mantenuta, di un incontro e andare in Giappone è un po’ come andare a questo appuntamento.

3 Roland Barthes: ‘L’impero dei segni’ (Einaudi, 1984). Il grande semiologo francese scrisse questo piccolo libro nel 1970, dopo un viaggio in Giappone. Un libro denso, corredato da numerose immagini, a cui è bello abbandonarsi così come Barthes ha fatto con il Giappone. Gli ideogrammi, gli haiku, il cibo, il teatro, gli inchini, il pachinko, le città: un impero dei segni dove tutto appare liberato dall’ansia per il significato e per il controllo che contraddistingue la nostra cultura. Barthes, con i suoi frammenti e la sua acuta delicatezza ci dice che laggiù io non sono un visitatore, ma un lettore. Spero di essere all’altezza di questa predisposizione.

Valentina

Questa volta la scelta è davvero difficile: come posso scegliere solo tre libri? Ho sognato con Haruki Mukarami di cui ho letto e amato più testi (tra i miei preferiti, “1Q84” e “After dark”), mi sono immersa nei racconti di vita di Aki Shimazaki e di Banana Yoshimoto (che non è una delle mie preferite, ma questo breve merita), e poi ho riso con l’irrefrenabile ironia di Amelie Nothomb, divorandomi i libri in cui parla del suo amato Giappone (da leggere “Stupore e tremori” ma anche “Nostalgia felice“), ho sognato con le illustrazioni di “Kitsune. Le nozze della volpe e altre storie di yokai giapponesi” di Matthew Meyer, mi sono documentata con “The Passenger – Giappone”, interessante spaccato della società giapponese edito da Iperborea (grazie Anni V. per avermelo prestato!), passando per Laura Imai Messina su cui – ironia della sorte – un giorno scrissi anche un articolo, in merito a una cabina telefonica per “parlare al vento” che hanno installato dalle mie parti, ma la cui idea è giapponese ed è stata raccontata dall’autrice.

Potrei andare avanti davvero a lungo. Ma qui dobbiamo soffermarci su tre libri che mi hanno effettivamente aiutata a preparare il viaggio (a parte ovviamente le guide specializzate), con trucchi e consigli, e che consiglio a chi vuole partire. Saranno stati utili? Ve lo farò sapere dopo!

1 I love Tokyo” de La Pina (Vallardi, 2017) – La Pina, al secolo Orsola Branzi, storica speaker di Radio Deejay, sa il fatto suo: è stata in Giappone 43 volte e dunque, al posto di spiegare ogni cosa a ogni singola persona che le chiede consigli, ha deciso di riversare tutta la sua conoscenza in questo libro (c’è anche, per chi vuole allargare lo sguardo, “I love Japan”, sempre della stessa autrice). Pop, ironico e non convenzionale, va dai consigli sui posti più insoliti per fare shopping alle espressioni più comuni, dai piatti più stravaganti tutti naturalmente da provare, alle regole del bon ton diversissime dalle nostre, passando per tutti i piccoli e furbi consigli per chi viaggia.

2 “Il Giappone che non ti aspetti” a cura di Giapponizzati (Mondadori, 2023) – In questa guida illustrata per viaggiatori curiosi, viene spiegato in modo semplice e sintetico tutto quel che bisogna sapere per un viaggio in Giappone: dalle stagioni all’accessibilità, dai trasporti ai differenti tipi di alberghi, dalla cultura ‘pop’ giapponese alle idee per i souvenir, dalle onsen (le terme tradizionali) alla parte più spirituale del Paese, con un’ampia parte dedicata anche alle specialità gastronomiche.

3 “Giappone, usi costumi e tradizioni” di Giada Ribaudo (Morellini Editore, 2022). In questo tascabile di neanche 200 pagine ci sono forse meno “tips” per viaggiatori, ma è uno spaccato sintetico e interessantissimo sulla storia (anche quella più antica) del Giappone, che fornisce anche qualche nozione di geopolitica e poi gli usi, i costumi e le tradizioni antiche e moderne. A essere passati in rassegna, in particolare, territorio, cultura, religione, popolazione e vita giapponese.
A pari merito consiglio anche “In Giappone lo fanno meglio?” di Cristian Martini Grimaldi (2021): questa pubblicazione indipendente che si trova sugli store online esce dalla penna di un collaboratore del Venerdì di Repubblica, La Stampa e Radio Capital, che ha vissuto per quasi dieci anni in varie città del Giappone. Grimaldi si intrufola in nicchie sociali e culturali inesplorate per dimostrare quanto poco conosciuto – nonostante crediamo di sapere tutto – sia ancora questo Paese. Decine di storie, accompagnate da foto e interviste, per approfondire il modo in cui guardiamo al Sol Levante.

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