Nel recensire l’imponente “Diluvio” di Stephen Markley (Einaudi, 2024, nella splendida traduzione di Manuela Francescon e Cristiana Mennella), la prima domanda che mi sono posto è: ha senso, nel 2025, un romanzo di 1293 pagine? La risposta è che non solo ha senso ma che avevamo dannatamente bisogno di un romanzo come questo. Non solo per la questione principale che affronta – la durissima realtà dell’emergenza climatica e delle sue conseguenze catastrofiche – ma per il modo in cui Markley (già autore del fortunato “Ohio”) riesce a essere convincente sia dal punto di vista della leggibilità che della costruzione della trama; sia della ricchezza inventiva che dell’audacia stilistica. Dopo diversi decenni abbiamo finalmente qualcuno capace di raccogliere l’eredità di Thomas Pynchon, David Foster Wallace e Don Delillo, abbandonando ogni timidezza, ogni scorciatoia e rimettendo il romanzo là dove merita di essere: nella realtà più profonda del nostro presente e del nostro futuro.
Impossibile sintetizzare la trama: basta sapere che le vicende si snodano negli Usa dalla fine della Presidenza Obama sino al 2040, seguendo le vicende parallele e incrociate di uno scienziato che lancia l’allarme definitivo sul destino del nostro pianeta se non si provvederà a superare i combustibili fossili, ecoterroristi, un tossicodipendente, una spietata pubblicitaria, gruppi di attivisti ambientalisti tra cui spicca Kate Morris, vero cuore del libro insieme all’imperturbabile analista di dati Ashir al-Hasa. E poi politici, trader, lobbysti, agenti sotto copertura e tante persone comuni che non possono o non vogliono sottrarsi agli eventi accelerati di una storia attraversata da uragani e inondazioni, incendi, tempeste di sabbia, epidemie, carestie, violenze sociali sempre più efferate, un’intelligenza artificiale sempre più pervasiva e, soprattutto, temperature sempre più calde e incompatibili con la vita umana.
“Diluvio” è un romanzo realista che si trasforma via via in una distopia o meglio in una profezia che in parte si sta già avverando; un romanzo che atterrisce e che si può leggere tutto d’un fiato in una sorta di binge watching letterario o, come me, centellinarlo (l’ho finito in due mesi) ma che comunque merita, per almeno tre buoni motivi.
1. Un monito che andrebbe letto nelle scuole
Markley ha lavorato quasi quindici anni a “Diluvio” ed è inquietante vedere quante delle cose che prevede sono già successe dopo la sua pubblicazione: gli incendi di Los Angeles e il clima da guerra civile che si stanno vivendo in queste settimane negli Usa. Non ha previsto un secondo mandato di Trump, ma i leader politici che rappresenta, sempre più estremisti e intenzionati a distruggere la democrazia (tra cui spicca un ex attore che si autoproclama Profeta) sono tremendamente plausibili. Ma tutto “Diluvio” è un’idea del futuro che si basa su una spietata analisi del presente, dove l’umanità sta vivendo in modo insostenibile mettendo a rischio la propria stessa sopravvivenza. “Diluvio” è un monito, che andrebbe fatto leggere nelle scuole e che ha l’intento di spaventarci, dicendoci che il vero pericolo per la nostra specie è la nostra avidità e che non abbiamo più molto tempo per salvarci.
2. Se “Game of Thrones” incontra “House of Cards”
Prendete la struttura di “Game of Thrones”, mixatela con “House of Cards” e avrete “Diluvio”. Come nel “Trono di spade”, in “Diluvio” possiamo seguire le vicende dei personaggi principali in parallelo, in attesa che si incontrino nei modi più imprevedibili e aspettandoci che per loro possa non finire per niente bene da un momento all’altro.
Come in “House of Cards” troveremo la lotta, dietro le quinte della politica, tra la volontà e gli ideali di persone per bene e il cinismo di chi pensa solo al potere. In più Markley ci mette il conflitto tra una scienza e una politica responsabili e un mondo degli affari affamato di potere e denaro sino al nichilismo che porta alla negazione della realtà.
Come nel film “Don’t look up”, dove però il meteorite siamo noi. Amerete e odierete i personaggi di “Diluvio” e comunque vi rimarranno dentro, perché sono autentici, veri, pulsanti: è già la serie che vorreste vedere.
3. Un romanzo politico alla portata di tutti
Lo straordinario pregio di “Diluvio” è che riesce a comunicare un messaggio forte senza mai scadere nella retorica, senza mai mettersi al di sopra del lettore. Anzi: Markley fa affondare chi legge nelle sue pagine, travolgendolo con colpi di scena, sequenze degne di un action movie (l’incendio di Los Angeles o la grande occupazione di Washington), svolte inattese ma sempre credibili nella psicologia dei personaggi. L’autore vuole spaventarci, e ci riesce e allo stesso tempo vuole dirci che possiamo ancora cambiare le cose, e riesce a fare anche questo.
Dopo aver letto “Diluvio” sarete molto più preoccupati ma anche, si spera, molto più consapevoli che il connubio tra disuguaglianze e crisi climatica è la grande questione che siamo chiamati a risolvere se vogliamo avere ancora un tempo in cui leggere storie come questa.



