Perché “La figlia oscura” di Elena Ferrante NON è il suo capolavoro

SUL LIBRO

Il libro è scritto molto bene come tutti quelli della Ferrante, ma l'ho trovato troppo dolente, introspettivo e inconcludente

Ho letto con tanta curiosità e molte aspettative “La figlia oscura” di Elena Ferrante (edizioni e/o), da cui di recente è stato tratto anche un film che ha ricevuto tre candidature agli Oscar e premi al Festival di Venezia. Sono rimasta colpita da alcune recensioni che parlano di questo romanzo breve come del suo capolavoro. Beh, no. Bello, ma andiamoci piano. Vi spiego in tre punti perché “La figlia oscura” non è un’opera così straordinaria.

1 Prima di tutto, non mi fraintendete: non è una stroncatura. Il libro è molto bello e la mia valutazione nel complesso è positiva. La scrittura della Ferrante è come sempre magistrale, a me piace davvero tanto. Ma “La figlia oscura” per me è stato davvero troppo dolente (confesso che mi ha messa a disagio) e senza una trama ben definita: sono le memorie di una donna che ha abbandonato le figlie quando erano piccole, salvo poi tornare, sentendosi una madre inadeguata e bisognosa di riacquistare i suoi spazi perduti. La protagonista, in vacanza da sola, stringe uno strano legame con una famiglia napoletana in cui spicca la figura di una giovane madre che in qualche modo le ricorda quello che ha passato lei.

2 E…? E basta. Lo dico senza spoilerare: non c’è una trama ben definita. Ci sono alcuni episodi rilevanti, ma si ha l’impressione di essere spettatori passivi di una storia che scorre senza particolari colpi di scena. Certo, storie di vita, nulla da dire, non sempre accadono per forza cose degne di nota. Ma forse nei libri si cerca qualcosa di diverso. Ho trovato anche il comportamento della protagonista a tratti ‘innaturale’ (si veda l’episodio della bambola, per chi lo ha letto).

3Il libro, che non arriva a 150 pagine, è breve e molto scorrevole: la scrittura della Ferrante mi piace molto e la trovo davvero per tutti. Questo libro, per contro, non lo è: una parentesi troppo introspettiva e dolente per me, mi ha lasciata con una sensazione di ansia e tristezza, a partire dal costante pensiero delle madri che si sentono abbandonate e inadeguate. Un tema ricorrente nella Ferrante, quello del rapporto controverso con la maternità, che qui diventa primario e assoluto. Ma, per quanto riguarda l’opera, a mio parere nulla a che vedere con la saga dell'”Amica geniale” che ho amato davvero moltissimo.

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