È sempre la solita storia: ogni volta che guardiamo la nostra libreria, ci ricordiamo di libri che abbiamo preso o che ci sono stati regalati (anche nel corso degli anni) e che poi non abbiamo mai letto. Perché? Per mille motivi diversi, ma sostanzialmente perché nel frattempo vedevamo altri libri che ci piacevano, continuavamo a comprarne, e la lista si allungava a dismisura.
Dunque iniziamo con i buoni propositi: Simone ed io abbiamo selezionato 10 libri che abbiamo già in casa e che vogliamo leggere nel 2022, con la quarta di copertina. In realtà non sono solo 10, sono molto di più, ma iniziamo gradualmente. Almeno questa piccola promessa è sicuramente più facile da mantenere rispetto alle varie diete e buone intenzioni di cui sempre si parla alla fine dell’anno. Sicuramente ne compreremo altri durante l’anno, anzi, abbiamo già un’altra lista di tomi da comprare di cui parleremo a breve, ma nel frattempo ecco quella delle nostre “buone intenzioni” per risparmiare – perché no – anche un po’ di soldi e di spazio!
Può essere un esercizio interessante per tutti selezionare i libri da leggere tra quelli che già ci aspettano sugli scaffali in casa. Potremmo scoprire – prima di comprarne altri – titoli di cui ci eravamo dimenticati, ma che sono sempre lì che ci aspettano. Provateci anche voi!
I 5 LIBRI DI VALENTINA

1 “Il compito” di Liza Wiemer (Il Castoro, 2021) – Nella cittadina di Riviere, New York, durante la lezione di storia, il professor Bartley assegna ai suoi studenti il compito di inscenare la Conferenza di Wansee, nella quale i vertici del partito nazista delinearono la Soluzione Finale della questione ebraica, i campi di sterminio. Il fine è apparentemente nobile: far capire ai ragazzi la portata tragica di quell’evento. Tra gli schiamazzi dei più superficiali e l’interesse di alcuni ragazzi razzisti e violenti, Logan e Cade si rifiutano di pensare che sia giusto anche solo impersonare per finzione i più importanti criminali nazisti, difenderne le parole e i pensieri e trovare un senso alla follia criminale che portò a milioni di vittime. I due ragazzi non sanno che la loro protesta per il compito aprirà un dibattito prima, e una vera e propria lotta poi, che coinvolgerà le famiglie, la scuola e l’intera cittadina.

2 “Migrazioni” di Robin Cohen (Giunti, 2019) – Le migrazioni esistono fin dagli albori dell’umanità, ma in anni recenti dominano le prime pagine dei giornali e i titoli dei TG come mai prima d’ora. Il libro del professor Robin Cohen indaga tutto l’arco della storia per offrire un quadro di uno dei fenomeni umani più antichi. Ma se il fenomeno delle migrazioni è vecchio come il mondo, perché ora è un argomento tanto rilevante a livello politico? Perché i migranti partono? Dove vanno, in quanti e per quali motivi? I migranti rappresentano una minaccia per l’ordine sociale e politico? Sono necessari per fornire manodopera, portare sviluppo nei paesi d’origine, aumentare il consumo e generare ricchezza? Le migrazioni si possono fermare? Su questi e su molti altri interrogativi indaga Robin Cohen. Pur riconoscendo che le distinzioni tra categorie sono spesso sfumate, “Migrazioni” prende in considerazione tanti tipi di migranti di ieri e di oggi, come esploratori, schiavi, pellegrini, operai, esiliati, rifugiati, sex worker, studenti, turisti, pensionati ed expat. Il libro esplora un lungo arco di tempo, tante regioni e molti temi, contestualizzando una delle questioni più incalzanti del nostro tempo. Completano il testo cartine dettagliate, un vasto apparato di immagini e grafici di approfondimento.

3 “Sortilegi” di Bianca Pitzorno (Bompiani, 2021) – Mentre infuria la peste del Seicento, una bambina cresce in totale solitudine nel cuore di un bosco e a sedici anni è così bella e selvatica da sembrare una strega e far divampare il fuoco della superstizione. Un uomo si innamora delle orme lasciate sulla sabbia da piedi leggeri e una donna delusa scaglia una terribile maledizione. Il profumo di biscotti impalpabili come il vento fa imbizzarrire i cavalli argentini nelle notti di luna. Bianca Pitzorno attinge alla realtà storica per scrivere tre racconti che sono percorsi dal filo di un sortilegio. Ci porta lontano nel tempo e nello spazio, ci restituisce il sapore di parole e pratiche remote – l’italiano secentesco, le procedure di affidamento di un orfano nella Sardegna aragonese, una ricetta segreta – e come nelle fiabe antiche osa dirci la verità: l’incantesimo più potente e meraviglioso, nel bene e nel male, è quello prodotto dalla mente umana. I personaggi di Bianca Pitzorno sono da sempre creature che rifiutano di adeguarsi al proprio tempo, che rivendicano il diritto a non essere rinchiuse nella gabbia di una categoria, di un comportamento “adeguato”, e che sono pronte a vivere fino in fondo le conseguenze della propria unicità. Così le protagoniste e i protagonisti di queste pagine ci fanno sognare e ci parlano di noi, delle nostre paure, delle nostre meschinità, del potere misterioso e fantastico delle parole, che possono uccidere o salvare.

4 “Modern Love” di Daniel Jones (Rizzoli, 2020) – Una donna che ama il marito più dei suoi stessi figli; una ragazza bipolare che non riesce a far durare le sue relazioni sentimentali; un vedovo in cerca del modo migliore per presentare la nuova compagna ai suoi bambini; una coppia che prova a curare le incomprensioni sfidandosi a tennis. Queste sono solo quattro delle tante storie che da quindici anni, settimanalmente, il “New York Times” racconta in una seguitissima rubrica intitolata “Modern Love”. Storie molto intime, tutte vere, tutte variazioni, sperimentate sul campo, di ciò che uomini e donne di questo nostro tempo, alla ricerca di una verità profonda e universale, credono possa essere un gesto d’amore. Daniel Jones, curatore della rubrica, ha raccolto queste esperienze in un libro: il risultato è un’antologia cangiante, una tavolozza ricca di tonalità emotive, una declinazione sorprendente di questo imprendibile, multiforme sentimento. “Modern Love” oggi è diventato un format sia televisivo che radiofonico, e il taglio narrativo di ciò che racconta costituisce il suo grande punto di forza: episodi straordinari quanto normali, dove coraggio e vulnerabilità spuntano d’un tratto a illuminare la pagina.

5 “John Henry Festival” di Colson Whitehead (Sur, 2018) – Luglio, 1996: la cittadina di Talcott, in West Virginia, organizza un festival folkloristico dedicato a John Henry, leggendario spaccapietre nero celebre per aver sfidato e battuto, alla fine dell’Ottocento, una delle prime trivelle a vapore. A Talcott convergono i destini di un giovane e cinico giornalista nero freelance e dei suoi colleghi «sbafisti», della figlia di un collezionista monomaniaco, di due professionisti della comunicazione e di una coppia di albergatori locali, di un gregge di turisti e di un uomo con una pistola… Secondo romanzo di Colson Whitehead, “John Henry Festival” è un tour de force che unisce i primi cantieri ferroviari degli Stati Uniti e le isteriche redazioni delle riviste newyorkesi all’avvento di internet, le origini del blues e i concerti degli Stones, le surreali degenerazioni della cultura pop e l’orgoglio razziale. Una riflessione sulla storia americana e sui media contemporanei.
I 5 LIBRI DI SIMONE

1 “Cactus League” di Emily Nemens (66thand2nd, 2021) – Jason Goodyear è la star dei Los Angeles Lions, squadra di baseball in ritiro precampionato nel torrido deserto dell’Arizona. Bello, celebre, talentuoso, Goodyear è il miglior esterno sinistro dai tempi di Ted Williams, ora però è nel mezzo di una crisi profonda. Si dice che sia a un passo dal divorzio. Ma qual è il tarlo che lo divora? Ha a che fare forse con la passione per il gioco d’azzardo, con il casinò che si trova vicino al nuovo stadio di Scottsdale? Se lo chiedono anche gli allenatori, i tifosi, i compagni, le mogli e le fidanzate dei giocatori, oltre a una coppia di strozzini. Vorrebbe saperlo anche un vecchio cronista sportivo intenzionato a raccontare la sua storia, che si intreccia con quella di Michael Taylor, un hitting coach aggrappato con i denti al suo lavoro; di Tamara Rowland, una donna piena di risorse in cerca di un’ultima conquista; di Herb Allison, leggendario agente sportivo sul viale del tramonto; e di una pletora di altri personaggi, impegnati a ritagliarsi un posto al sole in vista della nuova, imminente stagione. Sostenuto dallo stile brillante di Emily Nemens, da una conoscenza attenta dei meccanismi del gioco e da una molteplicità di punti di vista narrativi, “Cactus League” è una storia di ossessioni e agonismo, un ritratto dell’America attraverso un viaggio nel microcosmo – a volte brutale, spietato, ma sempre romantico ed esaltante – del baseball professionistico.

2 “Amnistia” di Aravind Adiga (La Nave di Teseo, 2021) – Danny è dovuto scappare dallo Sri Lanka e vive a Sydney come immigrato irregolare, perché gli è stato negato lo status di rifugiato. Abita nel ripostiglio di un negozio di alimentari e lavora come addetto alle pulizie: da quattro anni si impegna per costruirsi una nuova identità e ora, con l’accento dissimulato, le mèches dorate tra i capelli e una fidanzata vegana di cui è innamoratissimo, si sente finalmente vicino a un’esistenza normale. Ma una mattina scopre che una sua cliente è stata uccisa e lui potrebbe avere delle informazioni cruciali. Danny ha di fronte a sé una scelta impossibile: raccontare tutto alla polizia rischiando di essere scoperto e quindi espulso, oppure tacere, lasciando che il colpevole rimanga impunito. Nell’arco di una giornata che sembra interminabile, in cui il peso del passato si intreccia ai sogni per il futuro e all’assurdità di un presente da invisibile, Danny si trova a lottare con la propria coscienza e a dover decidere se chi è senza diritti abbia lo stesso dei doveri e delle responsabilità. Con il passo veloce di un thriller mozzafiato, Amnistia è insieme il romanzo di un dilemma morale e una storia di immigrazione di bruciante attualità.

3 “Il ritmo di Harlem” di Colson Whitehead (Mondadori, 2021) – Per i suoi clienti e vicini su 125th Street, Ray Carney è un commerciante serio: sgobba da bravo padre di famiglia nel suo negozio dove vende mobili a prezzi contenuti. Sua moglie Elizabeth aspetta il secondo figlio e, sebbene i suoceri non mostrino di apprezzare granché il fatto che la figlia e i nipoti vivano in un piccolo appartamento vicino ai binari della sopraelevata, Ray sembra soddisfatto così. Ma dietro questa apparente normalità si aprono delle crepe: sono in pochi a sapere che suo padre era un membro piuttosto temuto della criminalità locale. Per giunta, con tutti quei divani venduti a rate, i soldi cominciano a scarseggiare. Per cui, se suo cugino Freddie occasionalmente gli porta in negozio qualche anello o una collana, Ray non vede la necessità di informarsi sulla loro provenienza; inoltre conosce un gioielliere in centro, anche lui molto poco propenso a fare domande e assai discreto. Inizia così il conflitto interiore tra Ray l’onesto commerciante, padre di famiglia, e Ray il malvivente. Ma quando Freddie decide di prendere parte alla rapina allo storico Hotel Theresa, una serie di terribili malavitosi irrompe nella vita di Carney: dal gangster Chink Montague, “noto per la sua abilità con il rasoio a mano libera”, a Pepper, reduce della Seconda guerra mondiale dalla pistola facile, fino al micidiale Miami Joe con i suoi eleganti completi viola. Barcamenarsi in questa doppia vita diventa sempre più difficile e pericoloso: riuscirà il nostro eroe a evitare di essere ucciso, a salvare suo cugino e ottenere la sua parte del colpo grosso? Ma, soprattutto, riuscirà a mantenere intatta la sua reputazione? Questo ennesimo exploit letterario di Whitehead non è solo un esilarante dramma morale mascherato da poliziesco: è anche un romanzo sociale su razza e potere. Ma è in primo luogo una lettera d’amore nella quale Harlem – animata da una sfilata dickensiana di personaggi colorati e originalissimi – ha la stessa vivacità e ricchezza della Dublino di Joyce.

4 “I diavoli sono qui – Le indagini del commissario Armand Gamache” di Louise Penny (Einaudi, 2021) – Dopo una cena in un bistrot con Gamache e la moglie Reine-Marie, il miliardario Stephen Horowitz, padrino di Armand, viene investito da un furgone. Quello che a tutti sembra un banale incidente, per quanto drammatico, agli occhi del commissario è un evidente tentativo di omicidio. E quando nell’appartamento di Horowitz viene ritrovato un morto, Gamache finirà suo malgrado invischiato in un’indagine che lo trascinerà dalla Tour Eiffel agli antichi archivi della città, dagli hotel più esclusivi a musei che custodiscono enigmatiche opere d’arte. Fino a scoprire segreti tenuti nascosti per decenni, avvolti nel buio che si annida anche negli appartamenti dei migliori arrondissements. Ben presto il capo della Sûreté si ritroverà al centro di una tela di sospetti e menzogne e, per scoprire la verità.

5 “La pesante valigia di Benavides” di Samanta Schweblin (Fazi, 2010) – Un padre alle prese con una figlia adolescente che si nutre di uccellini vivi; un uomo che trascina il cadavere della moglie in una valigia di cuoio e che, suo malgrado, diventa un artista alla moda; donne in abito da sposa che attendono sul ciglio di una strada: sono questi alcuni dei personaggi che animano i racconti di Samanta Schweblin. Sullo sfondo, una realtà fatta di dettagli palpabili, incrinata da gesti dai toni surreali e spiazzanti: perché dietro alle articolazioni del quotidiano si cela un alone oscuro, un ghigno che ammicca all’assurdità di ogni atto. Il filo rosso che lega una storia all’altra, ogni trama a quella successiva, è la complessità dei rapporti umani, la tragedia – o la tragicommedia – che scaturisce da una mancanza di comunicazione. In queste pagine, ogni cosa rimanda ad altro: alla rappresentazione di un’umanità alle prese con un equilibrio precario, a quella fragile impalcatura sulla quale poggiano le nostre vite e che un alito di vento, un fremito del cuore, possono far rovinare a terra in un istante. La scrittura di Samanta Schweblin è precisa, affilata. “Sotto la limpidezza del suo linguaggio e la semplicità degli aneddoti narrati si intravede sempre una realtà complessa, sottile, drammatica, fatta di esperienze che spesso rivelano le manifestazioni più crudeli dell’essere umano”, ha scritto a tal proposito Mario Vargas Llosa, consacrandola come una delle migliori voci della sua generazione.


