Sul libro

Colson Whitehead dimostra di essere uno dei pochissimi autori contemporanei in grado di lasciare un'impronta, per le cose che ha da dire e per come le scrive.

“Il ritmo di Harlem” di Colson Whitehead: tre buoni motivi per leggere i suoi tre episodi

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Dopo un National Book Award e due Premi Pulitzer, Colson Whitehead torna con un’opera in bilico tra la narrativa di genere – la gangster story – e un di romanzo di formazione. Ma in qualche modo “Il ritmo di Harlem” è anche, in continuità con “I ragazzi della Nickel, la versione di Whitehead della letteratura realista sia, in continuità con “La ferrovia sotteranea”, una sorta di romanzo storico. La discontinuità con i libri che gli hanno valso i premi più prestigiosi è quindi solo apparente: Colson Whitehead dimostra di essere uno dei pochissimi autori contemporanei in grado di lasciare un’impronta, per le cose che ha da dire e per come le scrive.

La trama in breve

Siamo ad Harlem, New York, fine anni ’50, primi anni ’60. E’ nel quartiere nero di uptown, dove i bianchi di downtown vanno quasi solo per soddisfare le loro illegalità, che Ray Carney vive la sua vita al confine tra un onesto lavoro di commerciante di mobili e l’illegalità dei furti e della ricettazione.

Figlio di un malvivente, Carney si è laureato e prova a scalare il sogno americano in una città dove la razza e la classe sociale pesano di più di quanto voglia far pensare.

Il cugino Freddie lo coinvolge in colpi sempre più rischiosi, mentre sia per la borghesia nera che per quella bianca, ipocrite e corrotte, gli sforzi di Carney non sono abbastanza per fargli perdere il marchio della strada. In tre lunghi capitoli/episodi intrecciati, Carney partecipa a una sensazionale rapina, imbastisce una clamorosa vendetta e sfida alla più antica famiglia di speculatori di New York: per salvare il proprio sogno e, forse, la propria anima.

Tre buoni motivi per leggerlo

Ad ogni episodio de “Il ritmo di Harlem” corrisponde, per noi, un buon motivo per leggerlo.

1Nel primo episodio ‘Il pick-up – 1959’, Whitehead delinea i suoi meravigliosi personaggi e ricostruisce, con una capacità di ricostruire l’atmosfera e lo spirito di un’epoca e di un luogo, la Harlem di fine anni ’50. Per questo parlo di romanzo storico: l’autore racconta un mondo che lui non ha visto (è nato nel 1969), e lo fa come se trascrivesse un racconto orale. E’ jazz, jazz caldo. E’ passato senza nostalgia. E’ il ritmo degli affetti e dei conflitti umani. E’ la parte del libro più classica, anche nell’omaggio alla gangster story, che introduce anche il personaggio più affascinante del romanzo: il duro malvivente Pepper, con una storia tutta da raccontare.

2Il secondo episodio ‘Dorvay – 1961’, è un capolavoro a parte. Una delle cose migliori scritte da uno che di cose ottime ne ha scritte parecchie. Nel ritmo ricorda il mai abbastanza considerato Chester Himes, ma è nel delineare la figura di Carney che Whitehead si supera. Il Dorvay è un confine: tra il giorno delle attività lecite e la notte dell’illegale, dell’irregolarità. Tra la buona coscienza di un commerciante che vuole vivere onestamente per dare alla sua famiglia una casa migliore e la dura legge della città regno del capitalismo, dove la capacità di violare le regole senza farsi beccare è quella più apprezzata. Dove chi rapina la banca e il banchiere sono le due facce della stessa moneta. Il duello tra Carney e un potente banchiere di colore è pura verità romanzesca e puro piacere per chi legge.

3Nell’ultimo episodio ‘Calma, amico – 1964’, la uptown di Harlem e la downtown degli affari, dei bianchi e delle nascenti Torri Gemelle si scontrano. Due mondi apparentemente irriducibili ma che hanno bisogno l’uno dell’altro per essere quello che sono. Il confine del Dorvay non ha più senso: c’è un solo gioco, e la posta è sempre la più alta: la ricchezza, il potere. Questa volta l’antagonista di Carney, Freddie e Pepper è la più antica e spregiudicata famiglia di costruttori di New York. Whitehead è bravo a non andare fuori giri e a portarci a un finale sorprendente e molto più complesso di quello che potrebbe sembrare. Senza rivelare nulla vi diciamo soltanto che spara la luce in faccia al sogno americano: quello che è dentro di noi.

Colson Whitehead dimostra di essere uno dei pochissimi autori contemporanei in grado di lasciare un'impronta, per le cose che ha da dire e per come le scrive."Il ritmo di Harlem" di Colson Whitehead: tre buoni motivi per leggere i suoi tre episodi