I true crime si fanno letteratura: ecco i libri che “colmano” i buchi della realtà

In questa seconda puntata della nostra mappa dei libri dedicati al true crime ci concentriamo su un filone sempre più interessante: quello di romanzieri che si dedicano a ricostruire casi di cronaca che considerano particolarmente esemplari per la psicologia dei protagonisti o per quello che ci possono dire alcuni crimini sulla psicologia collettiva.

In questi libri, spesso catalogati come non fiction, gli autori si concentrano soprattutto su quello che le inchieste non sono riuscite a chiarire, sui buchi rimasti nelle trame della realtà: la narrativa è chiamata a colmare le lacune, moltiplicando i punti di vista e mettendo in discussione molte certezze.

La scelta è stata davvero complicata, dimostrando quanto questa versione del true crime sia importante nel panorama editoriale.

1. Nella mente degli assassini

Un autore che è considerato maestro in questo genere letterario è sicuramente Emmanuel Carrère  a partire da “L’avversario” (Adelphi, 2013), in cui ha ricostruito l’incredibile storia di Jean-Claude Roman che dopo aver ucciso la moglie, i figli e i propri genitori ha tentato invano il suicidio per nascondere un inganno durato una vita. Dopo “L’avversario” Carrére ha praticamente abbandonato la narrativa pura arrivando a scrivere “V13. Cronaca giudiziaria” (Adelphi, 2023), un vero e proprio reportage sul processo ai terroristi islamici autori della strage del Bataclan a Parigi, di cui l’autore ha seguito le udienze provando a ricostruire la psicologia dei carnefici e scavando in uno dei più grandi traumi collettivi della nostra epoca.

2. Molto di più che casi irrisolti

Questa forma di narrativa può affrontare anche in casi irrisolti, e in questo senso un esempio notevole è “I miei luoghi oscuri” del grande James Ellroy (Bompiani, 2016), in cui il romanziere prova a risolvere niente meno che l’omicidio di sua madre, che purtroppo rimane senza colpevole anche dopo l’indagine condotta dall’autore. Quello che rimane è il tracciato psicologico di uno dei più importanti autori noir del nostro tempo. Nello stesso solco ma con un respiro molto diverso si colloca il “Red Riding Quartet” di David Peace (Il Saggiatore, 2017), che raccoglie in un unico volume i quattro romanzi (intitolati ‘1974, 1977’, ‘1980’ e ‘1983’) in cui un famoso caso di cronaca nera (lo Squartatore dello Yorkshire) diventa lo spunto per un ciclo che ha scompaginato le carte della narrativa poliziesca. David Peace, autore anche della Trilogia di Tokyo, si è imposto con questi libri come uno degli autori più originali e radicali della sua generazione.

3. Un genere molto italiano  

Parlando di questo tipo di romanzi tue crime, il pensiero non può che andare a “Gomorra” di Roberto Saviano (Mondadori, 2006), una delle opere italiane più conosciute e tradotte nel mondo, o “Romanzo Criminale” di Giancarlo De Cataldo (Einaudi, 2010), che trasforma in romanzo la storia della Banda della Magliana. Due opere, tra l’alltro, che hanno dato vita a film, serie tv e diversi spin off. Ma è giusto ricordare che il precursore di  questo genere è stato Leonardo Sciascia che con opere come “La scomparsa di Majorana” (Adelphi, 2004) o “Atti relativi alla morte di Raymond Roussel” (Adelphi, 2020) ha aperto per primo, e in modo mirabile, le porte dell’indagine letteraria.

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