Tre buoni motivi per leggere “Gomorra” di Roberto Saviano

5 out of 5 stars (5 / 5) Ormai un classico, vale davvero la pena leggerlo, guardando oltre le polemiche


Alt! Lo so, avete ragione. Mea culpa. La foto è tratta da “Gomorra” la serie tv. E, chi non ha mai letto il libro di Saviano, sappia che non si parla di Genny Savastano, di don Pietro, di Ciro, e compagnia bella. È un saggio, o meglio il racconto del giornalista Saviano che nel libro (Mondadori, 2006) spiega il mondo affaristico e criminale della camorra, nei luoghi in cui è nata e vive. Ma in realtà, leggendolo, ho trovato moltissimi riferimenti agli aneddoti che compaiono anche nel film e nella serie tv che, d’altronde, sono ispirati proprio al libro di Saviano.

Ecco tre buoni motivi per leggerlo:

Perché sono convinta che pochi di quelli che ne parlano lo hanno letto davvero. È un libro che ha destato molto scalpore, reazioni positive e negative, ed è diventato un best seller non solo in Italia, ricevendo recensioni molto positive da tutti i principali quotidiani italiani e stranieri. È stato forse uno dei libri più commentati degli ultimi anni, ogni uomo politico, imprenditore, giornalista, “opinionista”, ha voluto dire la sua. Insomma, uno dei 100 libri da leggere nella vita, almeno per il gusto di averlo letto ed essersi fatti un’opinione personale. Sulle polemiche nate intorno alla persona di Saviano si potrebbero scrivere interi libri, anche perché successivamente lo scrittore non si è occupato solo di camorra ma è intervenuto a commentare molti altri temi, dalla politica alla società. In molti hanno cercato di screditarlo, al di là della simpatia o antipatia dell’uomo, io penso semplicemente che chi cerca di sminuire la sua opera o è in mala fede, o è invidioso perché quelle cose non le ha scritte lui. In ogni caso, davvero, per farsi un’idea non esiste miglior soluzione che toccare personalmente con mano.

Libro e serie tv sono due cose diverse, per un pubblico diverso. La serie tv mi è piaciuta ma – per i miei gusti – è troppo violenta, e allo stesso tempo si corre il rischio di perdere di vista la realtà, raccontata non più dal punto di vista di un giornalista, o di un magistrato, o di un poliziotto, ma dei protagonisti. Non saprei dire se chi ha amato il libro amerà anche la serie tv, o viceversa. Ma occorre dire che molti aneddoti o storie che abbiamo visto sul piccolo schermo sono tratti dal libro (tanto per citarne qualcuno, la storia degli “scissionisti” legati a un personaggio scappato in Spagna, o il particolare del bicchiere di urina) e sono stati poi “romanzati” successivamente, cambiando magari il nome dei personaggi.

Ultimo ma non meno importante, perché bisogna parlarne. Il libro racconta nei dettagli una realtà nella realtà, quella di un sistema (e infatti la “camorra” viene chiamata proprio “sistema” dagli affiliati) che riesce a infilare i propri tentacoli ovunque. Deprimente? Sicuramente, ma sprona anche a non arrendersi. E a parlarne, parlarne, parlarne. Come dice Saviano alla fine del libro: «Maledetti bastardi, sono ancora vivo!».

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