“L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza: il libro che nessuno voleva pubblicare

È uscita da pochi giorni la nuova serie Sky “L’arte della gioia”, tratta dall’omonimo libro di Goliarda Sapienza, per la regia di Valeria Golino. Per noi è una buona occasione per parlare del testo originale, partendo dal successo dell’audiovisivo.

Di cosa parla “L’arte della gioia”

La serie, in sei episodi prodotti da Sky Studios e da Viola Prestieri per HT Film, ambientata nella Sicilia rurale di inizio ‘900, racconta la storia di Modesta cresciuta in una famiglia poverissima. Da bambina, dopo un incendio che distrugge la sua casa la rende orfana, viene mandata in un convento. Da qui in poi scopre la sessualità e il desiderio di una vita migliore di quella che ha sempre avuto, rifiutandosi di soccombere ai condizionamenti della società che determinano ciò che le donne (specialmente quelle provenienti dalla sua estrazione sociale) dovrebbero fare e desiderare.

Grazie alla sua intelligenza, alla sua caparbietà e alla sua capacità di seduzione, Modesta attraverserà la storia del Novecento sempre ostacolata ma mai vinta, riuscendo a superare le proprie umili origini e i limiti che continuamente le vorrebbe imporre.

Il libro che nessuno voleva pubblicare

La prefazione del libro (ho scaricato sul Kindle l’edizione Einaudi 2008) è a cura di Angelo Pellegrino, scrittore nonché marito di Goliarda Sapienza, che ha curato la revisione finale del libro. Nel 1998, dopo 22 anni dalla fine della stesura e dopo 2 dalla morte di lei, ha curato personalmente la revisione e ha pubblicato a proprie spese un migliaio di copie del romanzo “L’arte della gioia” per Stampa Alternativa.

(A proposito: se volete approfondire la storia di Goliarda Sapienza potete leggere “Il calendario non mi segue” di Anna Toscano, edito da Electa. Ne abbiamo parlato qui).

Questo perché il romanzo, già completo dal 1976, era stato più volte a suo tempo rifiutato dai principali editori (forse anche per i suoi contenuti ritenuti “scabrosi” e, potremmo dire oggi, “queer”). In ogni caso, quando Pellegrino fece stampare il libro, lo inviò a numerosi critici e scrittori ma passò sotto silenzio. “Ricordo – scrive – che entravo tutti i giorni in una libreria Feltrinelli che teneva due copie del romanzo dietro altri libri su una scansia in alto nascosta da una colonna […]. Un giorno notai che mancava una copia. Non so che avrei dato per sapere l’identità di quell’unico compratore. Dopo qualche tempo sparì anche l’altra”. Ma passarono comunque tre anni senza che accadesse nulla di più. Le cose cambiarono principalmente grazie all’interessamento di Loredana Rotondo, dirigente di Rai Tre, che mandò in onda un programma incentrato su Goliarda Sapienza in cui si parlava anche di questo libro: ciò destò l’interesse dei distributori che caldeggiarono a Stampa Alternativa una ristampa più sostanziosa, nel 2003. E dunque iniziò a risvegliarsi un certo interesse sul libro.

Stupefacenti i commenti di due maggiori critici italiani (nella prefazione non viene esplicitato il loro nome) che definirono il libro “un cumulo di iniquità, finché sarò vivo non permetterò la pubblicazione di un libro simile“, e continuando “ma che c’ho a fare io con questa roba?!”.

Ma la cosa interessante è che fuori dall’Italia “L’arte della gioia” ebbe molto più successo: fin negli anni ’90 aveva destato molto interesse in Germania poi in Francia, dove venne accolto molto bene da editori e critica. “Il trionfo dell”Arte della gioia’ in Francia comincia così – scrive Pellegrino raccontando come andarono le cose – dalla convergenza, libera da invidia e accidia, di tre donne straordinarie. I critici hanno fatto il resto, e lo hanno fatto bene. A me non resta, da scrittore italiano, che riscontrare dalla lettura dell’immensa rassegna stampa un interessante fenomeno: in Francia i critici leggono i libri che recensiscono” (e ci mancherebbe altro, sottolineiamo noi, ma evidentemente in Italia non funziona sempre così).

Oggi, “L’arte della gioia” è tradotto in numerosi paesi del mondo.

È un libro per tutti?

Premessa, “L’arte della gioia” non l’ho letto tutto, ho semplicemente iniziato le prime pagine dopo aver visto il primo episodio della serie tv.

Ma dal poco che ho letto direi che no, non è un libro per tutti: la tecnica narrativa utilizzata non lo rende un libro semplicissimo da seguire. Si passa infatti dalla prima alla terza persona senza stacchi e molti avvenimenti sono raccontati in maniera “sfumata”, a tratti quasi come un flusso di pensiero. Anche se, a differenza della serie, per ora la narrazione è lineare nel tempo, senza giochi di flashback.

Questo tipo di narrazione fa probabilmente parte dello stile del libro e dell’autrice, ma lo ammetto sinceramente: se non avessi visto la prima puntata della serie tv, non so se avrei capito chiaramente tutti i particolari. Anche per questo, credo che a Valeria Golino vada riconosciuto un lavoro coraggioso e ammirevole.

 

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