Due libri per capire perché “Stranger Things” è una delle saghe più amate di sempre

Con il finale della quinta stagione, si è conclusa la saga di “Stranger Things”, unanimemente considerata una delle più importanti della storia delle piattaforme e non solo. Il suo impatto sul pubblico è stato enorme e i personaggi creati dai fratelli Duffer sono entranti nella dimensione che spetta agli eroi più amati, quella del mito, e che sono destinati a essere discussi, interpretati e, molto probabilmente, riscritti. Non solo dagli spin off già in parte annunciati, ma da quella rielaborazione collettiva che coinvolge i fan e i critici rendendo letteralmente infinita una narrazione.

Molto si discute, da settimane, e a lungo si discuterà, sui nodi rimasti irrisolti (a partire dal destino di Undi), sulle incoerenze narrative e le allusioni disseminate nella trama (tipiche della fantascienza), sulla qualità delle diverse stagioni e delle singole puntate. E tutto questo discutere è il segnale principale di quanto questa storia abbia lasciato la propria impronta nella cultura popolare. É un obiettivo a cui puntano tutti i prodotti seriali ma che raramente viene raggiunto.

Alcuni dei fattori che hanno reso mitica “Stranger Things” – l’ambientazione anni ’80 e l’effetto nostalgia che ne deriva o le citazioni trasparenti di autori di grande presa come Stephen King – sono  state ampiamente sviscerate e non hanno bisogno di ulteriori approfondimenti, ma a nostro avviso c’è qualcosa di più profondo che rende questa serie unica, e ci sono due libri che ci permettono di capirlo.

Il primo è “Filosofia di Stranger Things”, di Selena Pastorino (Il Melangolo, 2023), scritto dopo la quarta stagione della serie e che dopo il finale è diventato ancora più capace di restituire le dinamiche che legano la saga e i suoi protagonisti al pubblico. Analizzando i personaggi uno per uno, l’autrice individua nell’amicizia e nella cooperazione la chiave principale della storia, cogliendo il rapporto tra la struttura della narrazione e il gioco Dungeons & Dragons, che ha un ruolo fondamentale dall’inizio alla fine delle vicende di Hawkins: “Il gioco di ruolo è una grande palestra sul piano identitario e su quello relazionale. Chi gioca sa che la sua identità si fa, cioè si costruisce e si crea a partire dalle proprie azioni, che sono influenzate dalle condizioni di partenza ma che non sono mai del tutto decise da queste. C’è sempre un margine che spetta alla responsabilità individuale occupare, prendendo decisioni e assumendosi il rischio di rimetterne l’esito al caso, in un lancio di dadi. Nel contempo il contesto rende chiaro come il proprio comportamento abbia immediate ricadute sugli altri, un aspetto di cui occorre essere consapevoli, perché se è vero che si agisce individualmente, l’impresa del gioco è sempre, in molti modi, collettiva”.

Forse la nostalgia che proviamo guardando “Stranger Things” è per un tempo in cui l’amicizia non era virtualizzata e si cresceva confrontandosi con gli altri, non isolandosi. La lettura di questo libro è anch’essa una forma di condivisione e ci permette di stare ancora insieme a Mike, Steve, Max e tutti gli altri.

C’è poi il fatto che “Stranger Things” contiene molte delle caratteristiche tipiche delle narrazioni mitiche dai poemi omerici in poi: ingredienti apparentemente facili da maneggiare ma difficilissimi da dosare per mantenere l’equilibrio tra aspettative e sorpresa. Tra questi elementi uno dei più importanti è quello della figura dell’eroe e dell’eroismo, che è a centro del breve e bellissimo saggio di Wu Ming 4 “L’eroe imperfetto” (scritto nel 2010 e ripubblicato nel 2022 da Bompiani). Mettendo a confronto testi di epoche diverse, dall’Iliade e l’Odissea a Tolkien passando per i cavalieri della Tavola Rotonda, il componente del collettivo Wu Ming (già autore del romanzo “Stella del mattino” incentrato sull’ambiguo eroe Lawrence d’Arabia) racconta come la figura dell’eroe resti centrale nelle narrazioni epiche e mitiche ma trasformandosi sempre, secondo i valori degli autori e del tempo.

Sicuramente “Stranger Things” è piena di eroi imperfetti, che sono amati proprio per questo e di certo è vero che “le narrazioni ci appartengono almeno quanto noi apparteniamo ad esse”.

“Stranger Things” è stata e rimarrà una serie tv molto amata perché i Duffer Brothers hanno fatto sì che molti di noi si siano sentiti parte di questa storia ed è, alla fine, l’unica spiegazione che conta.

“Merdoni” di Chiara Galeazzi:...

Ho letto d'un sorso "Merdoni" di Chiara Galeazzi (Blackie,...

“Manifesto pisolini” di Virginia...

Quando l’ho visto su uno stand del Book Pride...

Il mostro di Firenze:...

La mini serie Netflix “Il mostro”, scritta da Leonardo...

Perché “Fra le righe”...

Abbiamo avuto il grande piacere di ospitare quest'estate alla...

Il true crime tra...

Ed eccoci giunti alla terza e (forse) ultima puntata...

Raccontare i true crime:...

di Simone Farello e Valentina Bocchino Oggi il fenomeno di...

Ecco i migliori 100 libri degli ultimi 25 anni secondo il New York Times

Un articolo senz'altro da non perdere per tutti i booklover è quello uscito sul New York Times che parla dei 100 migliori libri di...

“Fuoco e sangue” e “House of the Dragon”: 8 grandi differenze tra libro e serie tv

Mai una gioia, per i fan del Trono di Spade: "Fuoco e sangue", il libro di George R. R. Martin dedicato alla storia della...

Libri da leggere nel 2026: i nuovi “must have” per affrontare l’anno

di Valentina Bocchino e Simone Farello Non poteva non tornare anche quest'anno la mitica classifica con i libri da leggere nel 2026 ormai alle porte:...

Resistere a un mondo cannibale: “La vegetariana” di Han Kang

La sudcoreana Han Kang è un'indiscussa protagonista della letteratura contemporanea e molto del suo successo lo deve a "La vegetariana" (Adelphi, 2016 nella efficacissima...

Destinazione Giappone: 6 libri che ci hanno fatto viaggiare prima del viaggio

Prossimamente Valentina ed io saliremo su un aereo che ci porterà a Tokyo per un viaggio in Giappone. É il nostro viaggio di nozze...

Sei racconti di inquietante meraviglia: “Il buon male” di Samanta Schweblin

Seguiamo l'autrice argentina Samanta Schweblin da diverso tempo e già in "Kentuki" e "Uscita di sicurezza" avevamo apprezzato una scrittura tra le più innovative...

“Diluvio” di Stephen Markley: il “Game of Thrones” ambientalista

Nel recensire l'imponente "Diluvio" di Stephen Markley (Einaudi, 2024, nella splendida traduzione di Manuela Francescon e Cristiana Mennella), la prima domanda che mi sono...

Torna “Libri in Piazzetta” ad Arenzano: il programma della terza edizione

  Dopo il successo delle prime due edizioni, torna ad Arenzano la rassegna letteraria “Libri in Piazzetta” per l’estate 2026: quattro appuntamenti di alto livello...

“Siracusa” di Delia Ephron: come leggere un film di Muccino

Avete presente quei film, quei libri o quegli spettacoli teatrali che iniziano con una situazione apparentemente normale che - nel corso degli eventi -...