Delitti da scartare sotto l’albero: 5 gialli e noir per le feste

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Dopo il grande interesse suscitato dai nostri consigli di gialli per l’estate, in cui era presente anche il libro che si è recentemente aggiudicato il prestigioso Premio Scerbanenco – ‘La fine è ignota’ di Bruno Morchio – torniamo con la rubrica dedicata agli amanti delle indagini e delle vicende criminali, provando a districarci in un 2023 che si è rivelato davvero ricco di proposte sia di autori già affermati e seguiti dal pubblico, sia di piacevoli scoperte. Senza dimenticarci dei classici: perché se c’è una cosa che non invecchia mai, è un buon mistery.

Buon cenone… con delitto!

1. Davide Longo, “Requiem di provincia” (Einaudi, 2023) 

Molti amici di cui mi fido molto mi avevano consigliato questo autore e i libri con protagonisti il commissario Arcadipane e il suo vecchio mentore Corso Bramard. Alla fine ho iniziato dal quinto romanzo della saga, scoprendo che in realtà è una sorta di grande prequel dove è raccontata la genesi dei personaggi.

Ambientato tra Torino e la sua provincia industriale nel 1987, vede un Arcadipane ancora ispettore, impegnato tanto nel preservare il commissario Bramard dalle conseguenze del suo dolore insondabile, del suo alcolismo e della sua indisciplina quanto nello scoprire chi ha sparato al manager siderurgico Delarue. Dei terroristi, come tutti vorrebbero, sia in fabbrica che in questura, o qualcun altro?

Ho trovato questo libro bellissimo, come non mi capitava da tempo con un giallo nostrano. Longo è riuscito a creare personaggi alla Fred Vargas ma più credibili e soprattutto è capace di addentrarsi nella società e nei sentimenti umani come solo Scerbanenco era capace di fare. Inoltre gestisce bene gli enigmi e i casi intrecciati in cui si trovano invischiati gli inquirenti, sorprendendo anche il lettore più scafato. Che dire? Ora sono costretto a leggere tutti gli altri!

2. Togawa Masako, “Diario di un seduttore” (Marsilio, 2023)

L’autrice di questo romanzo, considerata un’icona femminista e gay nonché una delle più importanti scrittrici giapponesi di noir, è arrivata alla scrittura dopo essere stata cantante, attrice e per anni titolare di un nightclub a Tokyo. Proprio in questi ambienti si svolge la vicenda di “Diario di un seduttore”, un romanzo del 1962 che viene giustamente riproposto perché non ha perso nulla della sua forza narrativa.

La storia è quella di Honda Ichiro è un professionista ineccepibile e un marito esemplare, che tutti i fine settimana lascia la capitale dove lavora per tornare dalla moglie a Osaka. Ma di notte, quando su Tokyo scendono le ombre e si accendono le luci dei locali più libertini, Ichiro, affamato di sesso, si trasforma in un inguaribile dongiovanni che approfitta di donne di cui fiuta la solitudine e la fragilità. Ichiro è talmente innamorato della propria immagine e della sua seconda vita da tenere un diario delle proprie conquiste. Quando però le donne che ha sedotto e abbandonato cominciano a morire, una dopo l’altra, quel diario diventa improvvisamente una prova incontestabile della sua colpa. Ma è davvero lui l’assassino, o qualcuno si sta vendicando? E chi?

“Diario di un seduttore” è un romanzo dalle tinte vintage ma di intaccata efficacia, e Togawa Masako è un’autrice magistrale, che cattura il lettore con le atmosfere e lo tramortisce con svolte improvvise e ingegnose.

3. Kiko Amat, “Il segreto di Amador” (e/o, 2023) 

Se siete amanti del vero noir, quello feroce e cattivo, che unisce il crudo realismo sociale alla disperazione delle vite criminali, “Il segreto di Amador” del barcellonese Kiko Amat è il romanzo che fa per voi. L’autore è stato associato a Bret Easton Ellis, Irvin Welsh e Anthony Burgess, e secondo me non assomiglia a nessuno dei tre. Se dovessi cercare dei paragoni sceglierei il film “L’odio” di Mathieu Kassovitz e il miglior Edward Bunker, quello di “Come una bestia feroce”.

Il libro è la storia di Amador, che milita in un gruppo di naziskin ultras del Barcellona che è anche un clan criminale capitanato da Il Cid, psicopatico senz’anima, che condivide con Amador il segreto più inconfessabile: l’omosessualità e l’amore. Quando la vita del clan incrocia quella di César, ex giocatore di rugby e killer su commissione, la lotta per la sopravvivenza precipita le vicende umane dei protagonisti in un vortice estremo, in cui il passato presenta il conto e l’onore e la dignità entrano in gioco con gli interessi e il cinismo, con esiti imprevedibili. Un romanzo forte, nel linguaggio e nella trama, che senza fronzoli porta nuova linfa al noir urbano.

4. Agatha Christie, “Assassinio a Venezia” (Mondadori, 2023)

In realtà questo romanzo del 1969 si intitolerebbe “Hallowe’en party” e non è ambientato a Venezia. Ma dal momento che Kenneth Branagh l’ha scelto come base per il suo terzo film nelle vesti di Poirot, lo troverete negli scaffali delle librerie con lo stesso titolo dell’opera cinematografica.

É uno degli ultimi romanzi di Agatha Christie, lontano più di trent’anni da classici come “Assassinio sull’Orient Express” e “Assassinio sul Nilo”. Durante i preparativi per allestire un party di Halloween, una ragazza di tredici anni, Joyce Reynolds, afferma di essere stata testimone di un omicidio avvenuto anni prima, e di aver compreso la reale natura di quanto osservato solo successivamente. Alla fine della serata viene ritrovata morta. La scrittrice Ariadne Oliver, presente sulla scena del delitto, chiama ad indagare il suo amico Hercule Poirot, dando il via al congegno narrativo di un’autrice che sino alla fine ha tenuto i lettori incollati al suo fascino e alle sue astuzie.

Una curiosità: lo sceneggiatore dei tre film di Branagh/Poirot è Michael Green, autore anche della straordinaria e osannata serie Netflix Anime “Blue Eye Samurai”: un gran 2023, per Mr Green.

5. Rupert Holmes, “Come uccidere il tuo capo” (Einaudi, 2023) 

Come ormai d’abitudine chiudiamo con il giallo che leggerò come primo libro del nuovo anno, una piccola tradizione personale che osservo da molto tempo. Il titolo dell’eclettico Rupert Holmes (oltre che scrittore è anche sceneggiatore e cantautore), diciamolo, sarà di grande attrattiva per molti e del resto si presenta come “un diabolico romanzo per aspiranti assassini” e la trama ricorda un gioco di società.

Per chi avesse deciso di dar seguito al diabolico proposito di compiere un delitto, nello specifico quello del proprio capo, il modo migliore è di immatricolarsi all’Accademia McMasters, esclusivo e segretissimo istituto dedicato alla raffinata pratica delle arti omicide. Per essere ammesso, oltre a pagare una retta salata, uno studente deve avere una ragione etica per uccidere qualcuno che non meriti altro destino che la morte. Una volta accettato, riceverà un’educazione da assassino senza pari, applicandosi a materie quali Avvelenamenti, Agguati, Occultamento di prove. La tesi, obbligatoria, consisterà nell’uccidere una persona la cui morte renderà il mondo un posto migliore e farla franca.

Libri gialli e giochi, da Cluedo in poi, sono sempre andati d’accordo, perché agiscono sul nostro desiderio di risolvere enigmi e, in molti casi, sul nostro sense of humor (nero). E sempre più spesso troviamo bei gialli che sembrano scritti per essere “letti insieme”, magari dopo il cenone, al posto della tombola, per vedere chi è il detective migliore della famiglia.

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