La mini serie Netflix “Il mostro”, scritta da Leonardo Fasoli e Stefano Sollima e diretta dallo stesso Sollima (regista della serie ‘Gomorra’ e dei film ‘Suburra’ e ‘Adagio’, tra gli altri), ha riportato l’attenzione del pubblico su quello che è probabilmente la vicenda criminale che più ha inciso nel tessuto culturale del nostro Paese.
Una serie tv che sta dividendo critica e pubblico
Gli omicidi del Mostro di Firenze, che hanno avuto come vittime otto giovani coppie tra il 1968 e la metà degli anni ‘80 (sei solo tra il 1981 e il 1985) non hanno una verità giudiziaria completa e definitiva e sono tutt’ora oggetto di speculazioni, indagini, ricostruzioni, teorie. C’è chi pensa che tutto si possa ricondurre, in un modo o nell’altro, a Pietro Pacciani e ai compagni di merende, chi ha ragionato e ragiona di mandanti, sette e cospirazioni, chi ha collegato i casi italiani a quello del serial killer californiano Zodiac (oggetto anch’esso di una recente serie Netflix, oltre che di un film molto apprezzato di David Fincher, tratto dal libro di Robert Graysmith edito in Italia da Mondadori).
Anche la miniserie di Sollima sta dividendo critica e pubblico, in ragione della sua scelta di concentrarsi, attenendosi rigorosamente ai documenti ufficiali, sulla cosiddetta pista sarda legata al primo omicidio del 1968, l’unico per cui c’è un colpevole che non può essere anche il mostro.
Ma Sollima non propone una tesi: ricostruisce un pezzo di storia italiana e prova a far capire cosa questo caso ha rivelato sulle trasformazioni profonde di una società che, in poco più di un decennio, è cambiata radicalmente e in cui il ruolo della donna ha assunto una centralità inedita e dirompente. È un true crime anomalo, che fa e farà discutere, come sempre quando si parla del mostro di Firenze e di quando l’Italia scoprì i serial killer.
I libri da leggere
Un caso su cui si è anche scritto moltissimo, naturalmente, e per chi vuole scoprire o approfondire questo caso sono molti i libri che affrontano con tagli diversi una storia che forse non avrà mai una fine. A partire “Il labirinto del Mostro di Firenze”, a cura di Lorenzo Iovino, Daniele Piccione e Roberto Taddeo (Mimesis, 2025): più di 600 pagine di ricostruzioni e teorie investigative, intrecciate con le personalità di sospettati, indagati e inquirenti.
Sempre Taddeo è anche autore, sullo stesso argomento, dei tre volumi raccolti nel cofanetto “MDF. La storia del Mostro di Firenze” arricchito da mappe, foto inedite e contenuti speciali.


Una via narrativa a una possibile verità la percorre invece Alessandro Ceccherini ne “Il Mostro” (Nottetempo 2022), che usa il romanzo per colmare i buchi della realtà, nel solco di una declinazione del genere true crime che in Italia ha sempre avuto molta fortuna.

Più interessata a restituire il contesto ambientale e sociale in cui si incastonò la vicenda del mostro è invece Silvia Cassioli che nel suo “Il capro” (Il Saggiatore, 2023) usa soprattutto la lingua, mescolando italiano e dialetto, per guardare la vicenda con gli occhi del pubblico che, alla fine, sono proprio i nostri.

Del mostro di Firenze si discuterà e scriverà ancora sino quando qualcuno non scoprirà la verità definitiva, se una verità sola c’è.



