“Un anno a Tokyo” di Marzio Broda: diario di viaggio tra emozioni e ironia

SUL LIBRO

Mini-reportage di un anno vissuto a Tokyo e raccontato nei minimi particolari: dall'incontro tra culture alla quotidianità, dal rapporto con i colleghi alla varietà dei panorami, una dichiarazione d'amore nei confronti della capitale giapponese vista attraverso lo sguardo italiano

Ritornare in Giappone è sempre bello: io l’ho fatto questa volta con un libro, “Un anno a Tokyo” di Marzio Broda edito da ScritturaPura nel 2021.

Marzio Broda è un ingegnere astigiano che per lavoro ha vissuto per un anno a Tokyo, nel 2019, evitando per poco la pandemia. La sua passione è la pittura, ma nella capitale giapponese – anche a causa della mancanza di spazio nel suo minuscolo appartamento – ha cambiato forma di espressione e si è dato alla scrittura per riuscire a descrivere meglio quel mondo così diverso dal nostro (che Simone ed io abbiamo provato a restituire in “Giappone in tutti i sensi“) e renderlo alla famiglia che lo aspettava in Italia.

Ecco tre buoni motivi per leggere il suo libro:

1. È ironico e scanzonato

È un diario di viaggio che racconta con ironia e freschezza, giorno dopo giorno, la vita dell’autore a Tokyo, dal punto di vista di un italiano catapultato in questo mondo così diverso dal nostro: dai particolari più piccoli – che spesso fanno la differenza – a quelli più grandi, tutto passa sotto la speciale lente dell’autore ricca di humor e pragmatismo.

Inizialmente erano micro-reportage che Broda scriveva ovunque, su foglietti, cellulare, per poi inviarli via WhatsApp alla famiglia rimasta in Italia, poi si è fatta strada l’idea di raccoglierli in un libro. E si percepisce bene l’incontro, a volte sorprendente, a volte comico, tra culture diverse: la scarsa propensione al negoziato quando l’autore si aspetterebbe uno sconto, l’impatto con la cultura gastronomica (e le tragicomiche scene con il pericolosissimo pesce palla), gli scambi di battute, i tatuaggi con le scritte sbagliate.

2. Racconta curiosità particolari sulla vita quotidiana a Tokyo

Ma cosa raccontava Broda alla famiglia? Ovviamente i dettagli più curiosi e particolari della sua vita quotidiana a Tokyo. Avete presente quei video che vanno per la maggiore sui social e che mostrano le piccole cose della quotidianità all’estero, dalla spesa alla struttura delle case, dal lavoro alla vita sociale? Ecco, qui è come avere una carrellata di questi reel solo che sono scritti, uniti in un unico libro. I locali, la casa, i terremoti, i colleghi, le cene insieme, i panorami, le festività, le stagioni, le usanze, lo stupirsi sempre ogni volta che si scopre un nuovo scorcio. Ma anche l’attualità, gli hikikomori, l’occupazione, le notizie che non sempre a noi arrivano, il significato nascosto delle parole giapponesi.

3. Giappone: un viaggio che resta nel cuore

Lo scrive anche l’autore in diversi passi come questo: “Una coppia di mezza età mi scorre davanti, camminano calmi: sollevo gli occhi, i nostri sguardi si incrociano, loro accennano con il capo un inchino che io ricambio con il sorriso. Quanto mi piace il Giappone”. È davvero un viaggio che resta nel cuore di molti, sia per la gentilezza e la cortesia della popolazione, sia per la capacità di farti vedere e apprezzare le piccole cose della vita (argomento che abbiamo affrontato parlando dei “feel good” giapponesi) con la calma “di chi è capace di dedicare il tempo necessario ai rituali che segnano il ritmo della vita“.

Ma il Giappone resta nel cuore anche per la varietà di panorami in cui ci si può imbattere ogni giorno: l’autore parla di tante piccole scoperte quotidiane con nuovi scorci da visitare, le gite migliori a parte le destinazioni super classiche, il contrasto tra gli incroci più trafficati del mondo e parchi silenziosissimi, insomma c’è tutta la meraviglia di scoprire quotidianamente qualcosa di nuovo in quella sorprendente megalopoli che è Tokyo.

Insomma, per chi è appassionato di Giappone e di vita quotidiana nel Sol Levante, è un libro che consiglio: sia a chi vuole andare, sia a chi è stato come me e vuole rivivere le sensazioni della sua visita, scoprendo che hanno suscitato spesso lo stesso effetto in altri connazionali.

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