Tre buoni motivi per leggere “La forma dell’acqua” di Guillermo Del Toro e Daniel Kraus

4 out of 5 stars (4 / 5) Il libro racconta una storia d’amore che è anche una fiaba contemporanea sulla diversità


Ho visto, come spesso succede, il film “La forma dell’acqua”, vincitore di 4 premi Oscar, ho scoperto che c’era il libro (editore Tea, 2018), e non me lo sono fatto sfuggire.

Mi è piaciuto il film, e mi è piaciuto il libro che arricchisce la storia di particolari non spiegati al cinema: certo, è una fiaba, e come tutte le fiabe è surreale, incredibile, fantastica.

La trama in breve: Elisa è una ragazza muta e lavora come donna delle pulizie in un laboratorio scientifico di Baltimora. I suoi amici sono Zelda, collega afroamericana che lotta per i suoi diritti, e Giles, vicino di casa omosessuale, discriminato sul lavoro. I tre scoprono che nel laboratorio è nascosta una creatura molto particolare.

Ecco tre buoni motivi per leggere “La forma dell’acqua”:

1 È una bella storia d’amore sulla diversità. Troppo incredibile? Certo ma, ripeto, è una fiaba, anche se è ambientata negli Stati Uniti in piena Guerra Fredda parla di creature fantastiche, dei, amori impossibili. Non c’è da aspettarsi nulla di più e nulla di meno.

2 Trova il modo di parlare anche delle condizioni e delle battaglie di alcune categorie di persone che, seppur nei civilissimi Stati Uniti, erano fortemente discriminate: disabili, neri, omosessuali, orfani. E che differenza c’è tra loro e una creatura misteriosa, sconosciuta e dunque ritenuta pericolosa, reclusa, segregata? E chi sono i veri “mostri”? Loro, o i prodotti “perfetti” del sogno americano, impeccabili sì, ma solo in apparenza?

3 È scritto bene e molto scorrevole, ricco di dialoghi, il ritmo è buono e tiene, insomma è un libro adatto a tutti.

 

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