Tre buoni motivi per leggere “Sembrava bellezza” di Teresa Ciabatti

4.5 out of 5 stars (4,5 / 5)

Spietata e fragile allo stesso tempo, la protagonista di questo libro ti cattura


Quando mi sono ritrovata un po’ per caso a reggere tra le mani “Sembrava bellezza”, ultimo libro di Teresa Ciabatti (Mondadori, 2021), la mia prima reazione è stata di piacevole sorpresa: sì, perché l’autrice l’avevo conosciuta agli esordi, con il suo primo romanzo “Adelmo, torna da me”. Allora ero una liceale ed era stata la professoressa di lettere a farci sviluppare un progetto multimediale intorno a questo libro, al termine un’incontro con la scrittrice. Il libro mi era piaciuto, poi, non so nemmeno io perché, ho perso di vista Teresa Ciabatti per poi ritrovarla quest’anno, ovviamente cresciuta come persona e come scrittrice.

Ecco perché leggere, dunque, “Sembrava bellezza”:

1 Perché il libro ti conquista, grazie anche alla protagonista di cui parlo più avanti, e alla scrittura appassionata e affilata. L’autrice è stata molto abile perché è un libro che inizia senza una trama ben delineata: è raccontato in prima persona da una scrittrice di 47 anni che, quasi in un flusso di coscienza, narra episodi della sua vita passati e presenti, rivolgendosi spesso direttamente anche ai lettori, con digressioni e flashback. All’inizio ammetto di essermi domandata dove volesse andare a parare la storia, ma la scrittura ti cattura e dunque ti accompagna verso le risposte. Altra cosa, sempre all’inizio avevo la sensazione che fosse quasi una sorta di autobiografia: l’autrice è stata brava a giocare (direi volutamente) su questa ambiguità.

2 Per la protagonista: egocentrica, insoddisfatta, eterna vittima, invidiosa, cinica, rancorosa, costantemente animata da un desiderio di rivalsa, sentimenti tali da compromettere la maggior parte dei suoi rapporti. In realtà fragile. Nonostante il successo raggiunto come scrittrice, è incapace di scrollarsi di dosso quel senso di inadeguatezza di ragazza di provincia arrivata in città ai tempi della scuola negli anni ’80, un’adolescenza a cui la mente corre di continuo. Non si vergogna ad ammetterlo in questo racconto-confessione (che è anche un particolarissimo viaggio al femminile che affronta tematiche come la giovinezza, l’amicizia, la maternità, la menopausa. in generale lo scorrere del tempo) e anzi, più volte stuzzica i lettori («ammettetelo, quanti di voi hanno desiderato…») e li trascina nella lettura. Chissà se è vero che ci possiamo rispecchiare tutti – con le debite proporzioni! – un pochino in lei.

3 Insomma, ci può essere un riscatto per lei, che a volte sembra più interessata a “farla pagare” all’ex compagna di scuola che la prendeva in giro, che a recuperare il rapporto con la figlia? L’occasione si presenterà (o almeno così pensa lei) con Livia, sorella di una sua vecchia amica, dea di una bellezza irraggiungibile con la mente di una bambina a causa di un incidente. La protagonista che, inutile dirlo, maschera con il suo carattere una grande fragilità,  mi ha fatto tornare in mente la strofa di De André: «Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo».

 

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