Roald Dahl e l’intelligenza artificiale prima dell’intelligenza artificiale

SUL LIBRO

Un piccolo gioiellino che, negli anni '50, riuscì ad essere estremamente profetico

Tempo di lettura: 2 minuti

Avete presente quei libri che avete in casa da tempo, anche abbastanza brevi, che vi ripromettete sempre di leggere ma senza mai riuscirci? Ecco, a volte queste letture possono regalare meravigliose e inaspettate chicche: è il caso de “Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra” di Roald Dahl, edito da Guanda.

Su Roald Dahl, uno dei miei scrittori preferiti fin da quando ero bambina, nutrivo pochi dubbi: lui è stato davvero un fuoriclasse della letteratura britannica . Ma uno dei suoi racconti si è rivelato davvero profetico sul tema dell’intelligenza artificiale generativa.

Sei libri da leggere sull’intelligenza artificiale, tra sfide, opportunità e rischi

Il libro – neanche 100 pagine – è diviso in due racconti: “Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra”, scritto nel 1986, che dà il titolo al libro, e “Lo scrittore automatico” che risale al 1953. Forse il più divertente è il primo, ma il secondo fornisce spunti davvero attuali.

Ecco perché leggere questo breve volume.

1 Perché è ricco del feroce e impietoso sarcasmo di Roald Dahl, lo stesso che rendeva i suoi personaggi meravigliosamente cinici e che mi faceva tanto ridere quando ero bambina. Ma in versione adulta. Rileggere questo divertente autore è stato come tornare indietro nel tempo, un’esperienza bellissima.

2 In questo caso, i racconti sono anche una critica della società e del mondo della cultura: nel primo due librai si arricchiscono con un imbroglio grazie alla credulità e all’ipocrisia del loro tempo. Nel secondo, un giovane uomo inventa una macchina in grado di scrivere meglio degli scrittori contemporanei. I libri, artificiali e scritti nel giro di pochi minuti impostando alcuni parametri, vanno a ruba tanto da convincere l’uomo a voler proporre di pagare scrittori veri (svelando loro l’imbroglio) in cambio del loro nome. Accetteranno?

3 In un momento in cui si parla tanto di intelligenza artificiale generativa di testi come ChatGpt, Google Gemini e altri, ho trovato il secondo racconto terribilmente attuale. Lo scritto di Dahl è straordinariamente profetico: una macchina in grado di generare racconti (e poi romanzi) impostando alcuni parametri iniziali come il genere, il numero dei protagonisti, l’ambientazione e così via. Dahl aveva immaginato una cosa ai suoi tempi incredibile, fantascientifica, volutamente esagerata. Praticamente l’intelligenza artificiale, prima dell’intelligenza artificiale. Oggi il racconto sembra tecnicamente superato, ma i quesiti etici e morali sono sempre gli stessi.

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