Tre buoni motivi per leggere “Febbre da fieno” di Stanislaw Lem

SUL LIBRO

Decidere di scrivere gialli è facile. Scriverli è difficile. Scriverne di buoni è difficilissimo."Febbre da fieno" è allo stesso tempo profondo, originale e divertente.

Stanislaw Lem è unanimemente considerato uno dei più grandi scrittori di fantascienza di tutti i tempi. Reso celebre da Solaris, da cui Andrej Tarkovskij trasse l’omonimo film anch’esso diventato un cult, ma nella sua ampia produzione si è cimentato più volte con il giallo. Un genere che l’autore polacco ha interpretato in modo assolutamente originale, come dimostra “Febbre da fieno”, romanzo del 1976 proposto in Italia nel 2020 da Voland, con l’ottima traduzione di Lorenzo Pompeo, autore anche della bella postfazione. Un libro imperdibile per i fan di Lem e che lascerà sbalorditi anche i risolutori più che abili di intrecci polizieschi.

La trama in breve

Un astronauta americano in pensione si muove tra Napoli, Roma e Parigi per risolvere il caso di otto morti, una scomparsa e due salvataggi in extremis accomunati da una serie di fattori davvero bizzarra. Erano tutti stranieri in vacanza a Napoli per fare bagni nelle acque sulfuree. Erano tutti maschi, calvi e affetti da qualche allergia. Tutti sono ad un certo punto impazziti sino a volersi togliere la vita. Il detective improvvisato ha le stesse caratteristiche delle vittime e prima prova a ripercorrere i passi dell’ultima della serie, poi si rivolge a uno scienziato francese che con la sua équipe ha realizzato un programma informatico per affrontare casi criminali. Chi risolverà il caso? La ragione umana o il computer?

Tre buoni motivi per leggerlo

Un romanzo con molti livelli di lettura possibili, e almeno tre ottimi motivi per leggerlo.

1Lem soddisfa le aspettative di molti tipi di lettore. “Febbre da fieno” è un giallo a tutti gli effetti, che viene risolto. Ma è anche una spy story alla “Intrigo internazionale” (il detective scampa a un attentato terroristico all’aeroporto di Roma), un’applicazione della fisica quantistica al poliziesco (e quindi con un sottofondo di fantascienza) e un esercizio sulla possibilità della ragione umana di districare la matassa più intricata. È un giallo che indaga sul metodo dell’indagare, ingaggiando chi legge in una doppia sfida: sul caso e sul meccanismo letterario. Solo Dürrenmatt lo faceva altrettanto bene.

2Il protagonista è una personaggio dalle molte sfaccettature, in cui si mischiano la malinconia dello spazio, il desiderio della sfida e uno sguardo che teme, prima di ogni altra cosa, il disincanto. Indaga per confrontarsi con il mistero ancora prima che per risolverlo. Il suo primo approccio all’indagine è comportarsi nello stesso modo dell’ultima vittima, assumendone anche l’identità. Non per fare da esca, ma per far scattare la logica della casualità. Quando il suo enigma sembra scadere nella geopolitica è deluso: “Lì dove un tempo sorgeva un enigma incomprensibile, adesso di delineavano i contorni della più banale quanto sanguinosa lotta per il potere”. Quello che cerca è la stupefazione: quella che ci dà Lem con la sua scrittura.

3Decidere di scrivere gialli è facile. Scriverli è difficile. Scriverne di buoni è difficilissimo.“Febbre da fieno” è allo stesso tempo profondo, originale e divertente. Mentre lo leggi capisci in modo concreto che c’è qualcosa che vorrai approfondire, nello stesso tempo in cui sei inchiodato all’intreccio. E ti viene voglia di leggere gli altri gialli dell’autore, che merita di essere annoverato tra i classici del ‘900.

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